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Violazione dei diritti dei lavoratori: quali i paesi peggiori

Conferme e sorprese sono ciò che esce da uno studio redatto dalla Ituc, cioè l'International Trade Union Confederation

Garanzie minime
Lo studio, con tanto di classifica, prende in considerazione 139 paesi e si basa su 97 indicatori o parametri: numero che dovrebbe rendere discretamente obiettivo lo studio stesso. Il punteggio che poi se ne ricava va da 5+ a 1 e prende in considerazione elementi come abusi o violazioni che sono state commesse nel corso dello scorso 2013. Come funziona il punteggio? Il valore 5+ indica una quasi totale assenza di rispetto del diritto dei lavoratori mentre 1 indica uno stato di quasi totale garanzia. Quasi totale perché in tutti i paesi sono comunque presenti alcune mancanze ma che restano casi episodici.

Il primo posto
Il primo posto, secondo questa classifica, è occupato dall’Uruguay con una percentuale altissima di lavoratori le cui prestazioni sono regolate e garantite dalla contrattazione collettiva dei sindacati. Ai posti più bassi Somalia e Ucraina. Mentre con il voto di 1 si comporta bene l’Italia, Paesi Bassi e scandinavi, da sempre modelli in questo senso. Lo studio mette in evidenza come i livelli di crescita e di salute economica dei paesi non siano da confondersi con la difesa dei diritti dei lavoratori. Non a caso tra i peggiori vi sono paesi ricchi come Qatar e Arabia Saudita. Qui sarebbero circa il 90% i lavoratori non iscritti a nessun tipo di sindacato. Addirittura in 37 dei 139 paesi presi in esame, diritti del lavoro e controllo politico sono praticamente sinonimi: quindi in alcuni di essi si ricorre addirittura al carcere per evitare che malcontento e insoddisfazione sul posto di lavoro possano sconfinare in manifestazioni antigovernative.

Crescita economica e pochi diritti

A dimostrazione di quanto dicevamo nel capitolo precedente, cioè come sia rischioso pensare che là dove l’economia funziona vi sia anche il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori, ecco il caso della Cina. Il grande paese asiatico, nonostante la sua economia più che buona, occupa i posti più bassi, più o meno testa a testa con Bangladesh e Cambogia. Dal punto di vista delle garanzie sindacali non sono messi benissimo neanche gli Usa, per quanto riguarda il lavoro dipendente. Con il loro punteggio di 4 non si classificano certo tra i paesi più garantisti, pur non arrivando certo a sanzioni fisiche o al carcere. Qui si tratta di una cultura del lavoro molto diversa da quella a cui si è abituati in Italia. resta il fatto che, secondo i parametri utilizzati da questo studio, gli Usa sarebbero allo stesso livello di Iran e Honduras.

La sorpresa Australia
Paese sognato, ambito e desiderato da molti italiani che vogliono espatriare. Bene, anche questo paese le cose, dal punto di vista sindacale, sembrano non essere molto brillanti. L’Australia ottiene un poco lusinghiero 3 e, come riportato letteralmente dal rapporto, presenta “regolare violazione dei diritti” e “interferenze governative sull’attività dei sindacati”. Non molto meglio vanno le cose per un altro paese a cui molti italiani guardano: la Svizzera con un punteggio di 2.

Ribadiamo che si tratta di una classifica che prende in considerazione parametri sindacali. Questo non rende certo meno critiche le situazioni lavorative di alcuni paesi; bisogna solo capire, come nel caso degli Usa, che a minori garanzie sindacali spesso corrispondono stipendi più alti e una mobilità di carriera molto maggiore. Basti considerare che, secondo questo rapporto, l’Italia ha un punteggio di 1: massime garanzie, ma in cambio di un mercato del lavoro attualmente asfittico. Fonte Il Sole 24 ORE

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