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Ungheria: impresentabile ma in crescita

Ungheria: impresentabile ma in crescita. Un paese oggi più che mai sulla bocca di tutti per una politica alquanto discutibile ma con un'economia che vola

I numeri

Bruxelles non si capacita, le critiche piovono a profusione ma i numeri parlano chiaro: l’impresentabile xenofoba Ungheria sembra essere il paese europeo con l’economia migliore. C’è di che far godere gli antieuropeisti più sfegatati. Sì perché, sempre stando ai dati che arrivano dal paese, i risultati ottenuti sono frutto di una politica economica quanto meno non ortodossa e in contrasto con le raccomandazioni della troika. Alcuni punti di tale economia:
– maggiori imposte sui profitti delle banche
– rimessa in discussione della Banca Centrale
– politica a vantaggio quasi esclusivo delle imprese nazionali

Ricette decisamente poco comunitarie che se davvero stanno portando i risultati di cui si parla, almeno qualche domanda dovrebbero suscitarla.

Un dato su tutti: il famoso e famigerato PIL che, con la sua crescita di quasi il 4% nel 2014, ha rappresentato il risultato migliore di tutta l’Europa. E, per continuare, un tasso di disoccupazione che in soli 4 anni è sceso dall’11% al 7,7%. In contemporanea si è registrato un aumento sia dei consumi interni sia della produzione industriale. Tutto ciò ottenuto, e questo la dice lunga, con una diminuzione del debito pubblico. Ora si tratta di capire quanto questa crescita sia strutturale e quanto gli ungheresi sopporteranno gli inevitabili, e a volte sfacciati, privilegi di una certa nomenklatura vicina al potere.

Le banche

L’Ungheria impresentabile cresce grazie anche alla politica adottata nei confronti delle banche. Una serie di riforme che provocano procedure di infrazione nei confronti del paese. ma il governo va avanti. L’Ungheria applica tassazioni su commercio e telecomunicazioni che provocano altre procedure di infrazione ma Orban non si ferma. Piano piano il governo assume praticamente il controllo della Banca Centrale ungherese e i tassi di interesse scendono dal 7% all’1,5%.

I provvedimenti discussi e discutibili passano anche per un aumento dell’IVA che con il suo 27% diventa la più alta d’Europa. ma, nello stesso momento, Orban da il via ad alcune politiche che portano maggiori risorse al settore pubblico e ai consumatori a discapito del settore privato. Un esempio su tutti: le imprese che forniscono servizi devono ridurre i costi delle bollette. Non contento aumenta le tasse sulle transazioni finanziarie e introduce una sorta di nazionalizzazione sui fondi pensione. Bruxelles si agita ma l’Ungheria prosegue con le sue ricette.

Politica fiscale

Dal punto di vista fiscale Orban e il suo governo introducono una flat tax pari al 16% sia sui redditi delle imprese sia su quelli delle persone. E compie una mossa astuta che lo rende ancora più libero dai diktat del FMI: restituisce prima della scadenza il prestito che lo stesso FMI aveva fatto all’Ungheria per un valore di oltre 15 miliardi di dollari. E fa chiudere l’ufficio del FMI a Budapest. Colpiti e affondati.

Crescita durevole

L’impresentabile Ungheria cresce e molti si chiedono se questa crescita sia durevole o no. Una cosa il governo ungherese la sta facendo per rendere più strutturale questa crescita e cioè quella che è già stata chiamata una sorta di pax bancaria. Si tratta di una novità dopo anni di guerra alle banche straniere. La austriaca ERSTE dovrà dare prestiti alle imprese ungheresi per un totale di circa 550 milioni di euro in cambio del progressivo decrescere delle transazioni finanziarie da qui al 2019. Sembra una resa alle banche ma è esattamente il contrario: le banche vengono in pratica costrette a tornare a fare prima il loro lavoro di sostegno all’economia e poi ad avere qualche vantaggio. E non il contrario.

Altre misure riguardano il passaggio della flat tax al 15%, ulteriori tagli alle bollette, IVA al 5% per alcuni prodotti e implementazioni di alcuni lavori pubblici. E, cosa particolarmente indigesta, prestiti agevolati alle PMI. Questa cosa non piace per nulla a Bruxelles che la considera una violazione alle norme sulla competizione. Ma non può fare nulla perché perché l’Ungheria, non avendo debito, non è sotto ricatto

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