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Un miracolo economico chiamato Angola

Mentre la stampa ufficiale spesso si limita a esaltare la Germania come Eldorado, ci sono paesi di cui si parla poco ma che stanno cambiando e anche molto

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Il caso Angola
Se ne parla poco e, per lo più, in siti e testate specializzate nell’analisi socio-economica del continente africano. Ma c’è un paese, l’Angola, che sta facendo registrare numeri considerevoli ed interessanti dal punto di vista economico. L’Indice di Sviluppo Umano, quel rapporto redatto dalle Nazioni Uniti, per il 2013 ha stabilito che l’Angola ha raggiunto la 5° posizione dei paesi che hanno raggiunto il maggiore fattore di crescita; oltre a ciò l’ex colonia portoghese ha ormai dato il via a tutta una serie di modifiche strutturali che la porteranno, entro il 2015, ad uscire dalla lista dei paesi con il più basso sviluppo economico.

Le condizioni di partenza
Questi indicatori sono importanti in ordine assoluto ma anche se si pensa alla storia degli ultimi decenni dell’Angola: ottenuta l’indipendenza dal Portogallo nel 1975, il paese è stato travolto e dilaniato da una sanguinosa guerra civile. Guerra civile che, inevitabilmente, si è riflessa in una spaventosa povertà del paese, reso anche assolutamente dipendente dall’estero. Forse anche per questo acquistano maggiore valore i dati sul PIL che, come riportato dal sito AfroFocus, tra il 2005 e il 2012 hanno visto un aumento di oltre il 12%. Frutto di miglioramenti strutturali che hanno portato incrementi nell’occupazione, nell’agricoltura e nell’industria non legata strettamente al petrolio. Il paese sembra aver capito l’importanza dell’agricoltura e delle sue ricchezze naturali. E su quelle ha iniziato a puntare. L’Angola, grazie anche a ingenti capitali esteri ha potuto iniziare un programma economico a lungo termine che ha focalizzato i settori strategici: agricoltura, infrastrutture, industria, sanità e formazione.

I punti critici
Da quasi trent’anni di guerra civile non si esce però in poco tempo e neanche facilmente. Come sempre un conflitto così lungo lascia sul terreno non poche criticità: il miracolo dell’Angola deve affrontare ancora non poche sfide. La prima delle quali è la povertà: l’ex colonia portoghese resta uno dei paesi con il più alto indice di persone che vive ben al di sotto della soglia di povertà. Legata alla povertà, molto più di quanto si creda, anche la non lusinghiera situazione della corruzione: il paese si trova ancora tra i posti più bassi del rapporto Corruption Perception Index.

Non solo petrolio
Un’altra importante sfida per far sì che il miracolo economico dell’Angola non resti tale, ma diventi qualcosa di strutturale e costante, è quella di differenziare la sua industria. Per ora, come segnalato da un bellissimo articolo pubblicato dal sito AfricaNews.it, il greggio resta tra i maggiori protagonisti della rinascita angolana, con il prezzo in aumento e la scoperta di altri giacimenti. E le casse del paese, rimpinguate da queste entrate, hanno appunto cominciato a realizzare nuove infrastrutture e industrie diverse, come cementifici e zuccherifici.

L’occhio degli investitori
Gli investimenti esteri stanno cominciando ad arrivare nel paese africano e tra i maggiori investimenti quelli su infrastrutture e trasporti. Questo fermento si sta traducendo in miglioramenti nei collegamenti sia di terra sia aerei. A beneficiarne tutto il paese con una maggiore mobilità interna ma anche con incrementi nel trasporto tra l’entroterra e i porti sulle coste; quest’ultimo aspetto sta, inevitabilmente, facendo migliorare il commercio e tutto l’indotto. Il sito ETS Solution, specializzato in analisi di mercato e finanziarie, ha messo in luce come la nuova politica business friendly ha portato molte imprese estere a investire nel paese nei settori delle costruzioni, agro-alimentare e manifatturiero. Aiutate in questo dall’occhio favorevole con cui molte banche internazionali hanno cominciato a vedere questo nuovo mercato.

La vendetta della storia
A volte la storia sembra costruire delle vendette o, quantomeno, dei destini paradossali. Come quello che emerge da un articolo pubblicato da Panorama dal suggestivo titolo “L’Angola si compra il Portogallo”. Al di là dei toni roboanti è innegabile che il destino abbia portato il Portogallo in una delle sue peggiori crisi economiche di sempre, mentre la sua ex-colonia sta diventando un importante attore economico. Vi sono addirittura aziende angolane che investono in Portogallo mentre non pochi portoghesi cercano e trovano lavoro a Luanda. Nell’articolo vengono raccontate alcune testimonianza di portoghesi che, in Angola, hanno trovato opportunità e occasioni di lavoro inimmaginabili in patria. Stipendi alti e ricerca di professionisti qualificati per sostenere la crescita economica dell’Angola hanno portato, secondo dati ufficiali dell’Ambasciata Portoghese a Luanda, ben 150000 portoghesi a trasferirsi in Africa.

Soldi angolani in Portogallo
Il ribaltamento dei ruoli tra ex madre patria ed ex colonia è testimoniato anche negli investimenti. Sembra quasi un’ironia del destino ma l’Angola ha fatto già sostanziosi investimenti e acquisti nel Banco Bpi e Bic, due tra i più importanti gruppi bancari portoghesi; ha acquistato quote importanti della compagnia Galp e di un colosso delle telecomunicazioni come Zon Multimedia. Certo non è facile vivere e lavorare in Angola, proprio per i problemi di cui parlavamo prima. L’Angola resta un paese con molte contraddizioni e difficoltà ma è innegabile che stia diventando una location interessante proprio dal punto di vista occupazionale e di investimenti. E sembra un esempio di come possa capitare che il ricco occidente adesso faccia il filo ad alcuni paesi africani.

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