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Tutti a Londra

È questo che sembra emergere dalla lettura del libro "Italia yes, Italia no" di Caterina Soffici edito da Feltrinelli. Un testo che cerca di spiegare alcuni dei motivi per cui, sempre più italiani, scelgono di andare a Londra. Nonostante non tutto sia proprio facile

londra

Più difficoltà ma vita migliore
Dietro queste parole che, solo apparentemente, possono sembrare un paradosso c’è la chiave di lettura di un fenomeno sempre più in crescita: la fuga di italiani a Londra e in Gran Bretagna in generale. Ciò che emerge, in sintesi, è che nonostante molti difetti la società inglese è il riflesso di un paese normale. Cosa che l’Italia non è più. Dunque a Londra ci si scontra subito con regole ferree, con una selezione durissima, con una società per tanti aspetti classista, ma in cui si sa che a prevalere è il merito e non la vischiosa abitudine della raccomandazione.

Londra, una città aperta
Un libro davvero interessantissimo in cui, ancora una volta, vengono ribadite alcune caratteristiche sia di Londra sia di tutto il Regno Unito: la multiculturalità, un basso tasso di razzismo e praticamente niente omofobia. Sembra la scoperta dell’acqua calda ma il confronto con l’Italia appare impietoso anche in questi termini. Ma soprattutto a fare la differenza è il rispetto per le regole. Quella che è quasi diventata un’immagine iconografica di Londra ( e cioè tutti in fila per ogni cosa) in questo libro diventa simbolo della vera filosofia e della vera etica inglese che vogliono regole rispettate da tutti, anche dai politici; categoria che se sbaglia paga e anche pesantemente. Non c’è posto per la furbizia a Londra, né a livello individuale né a livello sociale. Il bello di questo libro è la sua assoluta assenza di retorica, il suo riuscire ad evitare di far apparire Londra e l’Inghilterra come un paese dei campanelli. Vivere in una società così è difficile e richiede che si debba pagare un duro prezzo. Ma ciò che si ha in cambio, questo il messaggio del testo, lo si percepisce proprio quando da Londra ci si volta a guardare l’Italia e si arriva a dire che in Gran Bretagna si sta comunque meglio.

Davvero tutti a Londra a qualunque costo
È dall’analisi della nuova immigrazione italiana a Londra che nasce il titolo di questo paragrafo. Se è vero che moltissimi sono i laureati che, ogni anno lasciano l’Italia per Londra, è altrettanto vero che, oggi, ci vanno disposti a fare qualunque lavoro, anche i camerieri o i lavapiatti. Se qualche anno fa Londra era vista come l’occasione per trovare opportunità migliori ma sempre nell’ambito degli studi che si erano fatti, ora la città viene vista come un luogo in cui va bene anche fare lavori umili. E perché non farli in Italia allora? Perché Londra da la consapevolezza che questi lavori umili siano solo un passaggio e che, prima o poi, le vere opportunità arrivano. E ci sarebbe davvero da riflettere su questa considerazione. Questo ovviamente non deve far pensare che tutto sia facile. Anzi. Forse proprio questa fiumana di persone crea ancora situazioni vergognose in alcuni ambiti lavorativi. Ma proprio tutto ciò viene visto sempre più come uno stimolo ad affrontare difficoltà che, comunque, porteranno risultati. In Italia questa sensazione non c’è.

Se sbagli paghi
Questo è un altro concetto forte che emerge dal libro di Caterina Soffici e che è importante per inquadrare la situazione inglese senza falsi entusiasmi. L’autrice ci tiene a dire che a Londra e in Inghilterra non è che siano tutti puliti e immacolati ( a fa alcuni esempi interessanti di scandali e porcherie) ma, la vera differenza con l’Italia è che qui i protagonisti di questi fatti hanno poi dato le dimissioni quando non sono addirittura finiti in carcere. La vera differenza, e non è cosa da poco, è tutta qui: nella sensazione di vivere in un paese in cui il concetto di responsabilità esiste ancora e non è una parola vuota; un paese in cui le regole ci sono e vanno rispettate, pena la perdita del posto e della credibilità. Che differenza con l’Italia vero?

Per avere ulteriori informazioni su Londra e sulle offerte di lavoro nella capitale inglese potete consultare il sito www.lavoroalondra.it

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