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Turchia: la Tigre del Bosforo è un nuovo mercato

Certo non priva di elementi di rischio quella turca è, comunque, una delle economie più vivaci e dinamiche, con indicatori in crescita e settori che hanno enormi potenzialità di sviluppo anche occupazionale

economia turcaForse non è una delle economie di cui si parla di più ma, quella turca, merita di essere tenuta in considerazione per le sue ancora inespresse potenzialità. È quello che fa la testata economica on line Investireoggi.it, dando alcuni numeri riguardanti l’economia del paese. Intanto si parte con l’analisi di uno dei parametri più utilizzati per parlare della salute economica e cioè il PIL: quello turco è cresciuto, negli ultimi dieci anni, con una media del 5% annuo mentre si è dimezzato il debito pubblico. Il tutto accompagnato da un settore privato poco indebitato e un sistema bancario che sta di molto migliorando la sua efficienza.

Nel corso dell’anno appena concluso la borsa di Istanbul ha fatto registrare un +40% con molte imprese turche quotate che vedono aumentare gli utili. Certo non mancano elementi di criticità come quello rappresentato dalla moneta turca non particolarmente stabile, anche se alcuni provvedimenti vanno nella direzione di una maggiore sicurezza con cui si vuole accompagnare l’aumento dei consumi con una bassa inflazione.

Quindi molti sono gli indici positivi, oltre all’andamento del PIL; aumento degli investimenti esteri, crescita del reddito pro capite. Ma non bisogna dimenticare anche quelli che, per molti analisti, sono motivi di rischio da tenere in considerazione come, per esempio, il disavanzo commerciale causato da imponenti importazioni e troppo scarse esportazioni. Del resto aspettarsi un paese in cui la situazione economica non viva di contrasti è decisamente utopistico; ciò che è innegabile è ciò che è stato messo in luce anche dall’Osservatorio Balcani e Caucaso: un aumento del tenore di vita e di ricchezza della così detta alta borghesia e la nascita di una nuova piccola borghesia di commercianti e piccoli imprenditori. Contemporaneamente però resta non facilissima la situazione dei lavoratori non qualificati e dei dipendenti pubblici.

Ma com’è il mercato del lavoro turco? Cerchiamo di capirlo attraverso alcuni dati ricavati da Eurostat, Ispat e l’Istituto Statistico Turco. Secondo questi dati la Turchia è il quinto paese per forza lavoro se comparato ai paesi dell’Unione di cui comunque la Turchia non fa parte. È al sesto posto tra le economie “europee” con salari medi che, calcolati in dollari, si aggirano attorno ai 15000 dollari; non altissimi ma da rapportare al costo della vita. Per gli italiani che pensano di andare a lavorare in Turchia la situazione può risultare vantaggiosa se lavorano per aziende italiane con sede qui e che pagano gli stipendi in euro. Nonostante la crisi globale la disoccupazione è rimasta attorno all’8% e, soprattutto nelle grandi città, molte industrie continua ad investire. Secondo alcuni osservatori questo sarebbe, al momento, il periodo migliore per tentare un’esperienza di lavoro in Turchia.

turchia

Quali permessi di lavoro sono necessari? Cominciamo con il dire che è necessario compilare un modulo rilasciato da Ambasciata e consolati e spedirlo al Ministero del lavoro e della sicurezza sociale. Una volta entrati in Turchia si hanno 90 giorni di tempo per procurarsi il visto e 30 giorni per procurarsi il permesso di soggiorno. In linea di massima il permesso di lavoro può essere temporaneo o permanente. Quello temporaneo ha una durata massima di un anno e prevede un rinnovo triennale se non si cambia lavoro o azienda. Sono previsti ulteriori rinnovi per chi cambia azienda ma non tipo di lavoro. Invece se si sta vivendo in Turchia da oltre otto anni e vi si lavora da sei si può fare richiesta per un permesso permanente. Ma, come sempre, per avere informazioni aggiornate su visti e permessi consigliamo di consultare il sito dell’Ambasciata Turca.

Un altro aspetto innegabile è che molte aziende italiane stanno guardando in maniera sempre più concreta al mercato turco: l’Italia e la sua imprenditoria si stanno facendo largo con joint venture in particolare nel settore portuale, aeroportuale e ferroviario. Un settore che sta aprendo molti occasioni di business e lavoro è quello delle ristrutturazioni edilizie: il governo turco ha dato il via ad un programma di distruzione di abitazioni a rischio sismico e conseguente ricostruzione ma anche restauro degli edifici di valore storico. E questo sembra essere un’enorme occasione di business per i prossimi anni.

Altri settori che stanno diventando interessanti per gli investitori e che quindi fanno pensare ad un aumento di posizioni lavorative sono il settore alimentare, quello finanziario e quello legato alle tecnologie ambientali

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Un Commento

  1. ” Il PIL pro-capite è cresciuto, a prezzi correnti, da TL 22.732 del 2014 a TL 25.130 ma, espresso in dollari, i valori indicano una perdita netta: da USD 10.395 del 2014 a USD 9.261 per via del peggioramento del cambio rispetto al dollaro”.
    La lira si è deprezzata in 6 mesi del 30 %.
    La Turchia cresce del 4 % ma paga un interesse del 11,5% sui propri Bond.
    La situazione del Paese è quello di guerra civile ad est, l’esercito spaccato in due dopo il tentativo di colpo di stato e 23000 ( soggetti a rischio ritornati dalla Sira).
    domanda : chi è il vostro analista ?

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