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Spagna: la magia dei numeri sull’occupazione

Non mancano giornali e siti web che cantano vittoria, ripetendo i dati governativi sull'occupazione in Spagna. In realtà le cose sono un pò diverse

La matematica è un’opinione

Il consenso politico, si sa, vale di più dell’approfondimento. E un clik su un pezzo vale più della verifica di ciò che si dice. A chi continua a dire quanto sia bello emigrare in terra iberica sarebbe meglio consigliare prudenza, se non serietà, e capire perché la Spagna sta facendo una magia sui numeri dell’occupazione. Nei giorno scorsi si sono alzate lodi e autoelogi da parte del primo ministro Rajoy che orgoglioso canta vittoria perché nel paese sono stati creati quasi 175500 posti di lavoro solo in aprile (ultimi dati ufficiali). Peccato però ometta di dire che, grazie alla sua riforma del lavoro, questi posti si basano su contratti che, per il 24% sono di durata settimanale, e per ben il 40% di durata mensile. Ecco la magia dei numeri sull’occupazione spagnola.

Alcuni dati

Certo i numeri sono incontrovertibili ma, a seconda di come vengono divulgati, possono raccontare o solo una parte della realtà, o una realtà ribaltata. E così se è vero che dal suo insediamento il governo può dire che i disoccupati sono diminuiti di quasi 89500 unità, non dice però che la disoccupazione resta alta e che crescono contratti brevi e brevissimi. Insomma la vera occupazione è un’altra cosa. Ci sono, è vero, settori che funzionano meglio di altri come quello della ricezione turistica, terziario, agricoltura. Ma ci sono alcuni elementi che ridimensionano tutto questo ottimismo. Intanto i dati si riferiscono ad un mese in cui, in vista della stagione turistica, i posti di lavoro nel turismo aumentano fisiologicamente. Ma dopo? E soprattutto i dati riguardanti i nuovi occupati sono nella stragrande maggioranza relativi a contratti temporanei. Certo meglio di nulla. Ma da qui a dire che l’occupazione spagnola sta crescendo c’è una belle differenza.

Secondo un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il vero bilancio della riforma del lavoro spagnola sarebbe tutt’altro che positivo. Nel dettaglio sono aumentati i posti di lavoro per braccianti agricoli, camerieri, addetti alle pulizie e operai. Tutto lavori nobilissimi e degni. Ma che indicano come a crescere (comunque di poco) sono i lavori meno qualificati e meno pagati. Laureati e lavoratori qualificati dalla Spagna se ne vanno.

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