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Sorprendente est

Una parte di Europa passata da stereotipo a stereotipo. Da terra di conquista di manodopera a basso costo a "industria" delocalizzata per l'ovest. La realtà è molto diversa e molto più interessante

budapest

A grandi linee
Parlare di sorprendente est impone, almeno per cominciare, una collocazione geografica per far capire di cosa si parla. Europa centrale, Slovenia e paesi baltici: è questa l’area geografica che nell’ultimo decennio ha fatto registrare dati positivi nel complesso. Pur con alcuni innegabili squilibri tra paesi che hanno messo il turbo e paesi che arrancano di più. Ma, senza dubbio, il sorprendente est non si è limitato a divenire solo teatro di nuovi equilibri geopolitici ed economici.

Quali paesi
Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia. Alcuni di questi paesi prima della caduta del Muro di Berlino avevano altri nomi. Ci troviamo ora davanti ad una toponomastica che racconta di cambiamenti profondi. Citiamo questi perché il loro ingresso nella UE risale a un decennio fa. E da allora molte cose sono cambiate. Alcuni di questi paesi, una volta avvolti dalla nebbia (spesso creata ad arte) dei regimi comunisti, sono ora diventati terre di emigrazione anche per molti italiani. E non parliamo solo di quegli imprenditori che già da un po’ hanno delocalizzato qui per motivi di profitto e basta. Ora ad est si guarda anche per rifarsi una vita professionale. Perché la storia gira.

Questo est Europa si è scrollato di dosso, e ancora non ha finito il processo, 40 anni di dinamiche economiche ben diverse. E, anche per questo motivo, non mancano le differenze di marcia tra ciascuno di loro. Ma una cosa si può dire, e la dicono molti osservatori ed analisti esperti di est: il dato generale in termini economici dopo un decennio è assolutamente positivo quando si considera la crescita. E non è positivo solo perché si focalizza l’attenzione sul punto di partenza. Sarebbe troppo facile ragionare in questi termini. L’est ha fatto registrare una crescita strutturata e strutturale. Qualcosa quindi di ben più serio di una crescita improvvisata e improvvisa. E, al netto delle inevitabili differenze tra un paese e l’altro, questa crescita ha visto il coinvolgimento di tutti questi paesi. Chi più chi meno.

Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, il sorprendente est, in un decennio, ha fatto vedere al mondo dati di crescita decisamente superiori a quelli dell’ovest. E anche in questo caso il paragone non deve risultare forzato. Perché se è vero che l’est partiva da più indietro, bisogna però considerare la strada fatta con i mezzi di cui disponeva.

La crisi è passata anche qui
Certo la crisi mondiale non poteva non passare di qui. Infatti, dopo una crescita pressoché continua dal 2004 al 2008, dopo quel momento l’andamento ha cominciato a registrare alcune discrepanze, vedendo alcuni paesi andare meglio ed altri arrancare o, quantomeno, stagnare. Tra i paesi che hanno retto meglio al contraccolpo sicuramente ci sono la Polonia e la Slovacchia. Altri, coma la Bulgaria, hanno fermato la loro crescita anche con contraccolpi pericolosi in termini di estremismo politico di stampo fascitoide. Sia chiaro, la crescita c’è stata ma, forse, ha contribuito a mettere in luce alcuni problemi e contraddizioni. Ma, al netto di tutto, il sorprendente est ha fatto vedere al mondo risultati incredibili anche in confronto al resto del pianeta.

Fattori di successo
Se si volesse tentare una analisi dei motivi di questa crescita, se ne potrebbero indicare fondamentalmente due:
– investimenti esteri che hanno continuato a fare dell’est una base delocalizzata della produzione dell’ovest
– partnership forte con la forte Germania

E, da non trascurare, la più che discreta abilità nell’usare i fondi europei, forse anche per una fame di crescita e di rivalsa.
Secondo molti analisti, altro fattore da prendere in considerazione sarebbe la fisiologica capacità dei paesi dell’est ad assorbire le difficoltà e i saliscendi dell’economia. In pratica si tratterebbe di una “mentalità” naturalmente portata a combattere con le difficoltà.
La grande scommessa è però quella di ribaltare un assioma; quello per cui la loro economia è ancora trainata dall’export e non dai consumi interni.

Ma la vera sorpresa sono i servizi
È questo infatti il punto nodale. L’est non è più l’officina a basso costo dell’ovest ma vera fucina del terziario. Infatti il suo PIL è formato principalmente dai servizi. E questo deve far riflettere. Un po’ come se essi avesse approfittato, in senso positivo per sé stessi, il fatto di essere stati “delocalizzazione” per l’ovest per diventare economie avanzate. E, sorpresa nella sorpresa, il paese in cui il terziario impatta di più è proprio la Bulgaria. Sanità, finanza, consulenza e edilizia dunque, in questi paesi passano dai servizi. E questo dato la dice lunga su quelli che sono i potenziali non ancora espressi su cui può puntare l’impresa e l’occupazione. Una sorta di internazionalizzazione dei servizi di cui si devono ancora capire i possibili frutti. Fonti Rassegna Est

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