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Regno Unito: la tecnologia rischia di far perdere posti di lavoro

A dirlo niente meno che il Governatore della Banca d’Inghilterra, secondo cui l’automazione metterebbe a rischio molti milioni di posti di lavoro

bandiera inglese
Tecnologia sì, tecnologia no

Nel Regno Unito la tecnologia rischierebbe di far perdere molti milioni di posti di lavoro. La dichiarazione potrebbe essere di quelle che lasciano il tempo che trovano se, a farla, non fosse stato il Governatore della Banca d’Inghilterra. Una dichiarazione che, qualcuno, potrebbe derubricare come tipica di un certo conservatorismo britannico. O come anacronistica. Da anni si dice che sarà proprio la tecnologia a creare nuovi posti di lavoro. Siti web e esperti di lavoro vanno, da tempo, sostenendo che i professionisti della tecnologia sono e saranno sempre più richiesti. Addirittura, poco tempo fa, uno studio della stessa Unione Europea sosteneva come il bisogno di lavori tecnologici fosse drammaticamente superiore alla forza lavoro disponibile. Allora? Dove sta la verità? Per Mark Carney, Governatore della Banca d’Inghilterra non vi è dubbio. A rischio ci sarebbero, nel solo Regno Unito, qualcosa come 15 milioni di posti di lavoro.
I più a rischio le mansioni di ragionieri, commercialisti e similari. Lavori che, a causa dei progressi tecnologici, rischierebbero di essere completamente svolti dalle macchine.

Il suo discorso

Mark Carney non si è limitato a formulare la sua ipotesi davanti a quattro amici in un pub di Londra. No. Il suo monito è stato pronunciato durante un convegno che ha avuto luogo alla Liverpool University. Ed è stato molto chiaro nel profetizzare una perdita di 15 milioni di posti di lavoro, nei prossimi anni, solo nel Regno Unito. Informatica e progresso dell’intelligenza artificiale saranno, secondo lui, i colpevoli di questo trend.

Le sue argomentazioni non sono, in un certo senso, campate in aria ma si basano su raffronti con quanto accaduto con la rivoluzione industriale che ha pesantemente colpito l’economia agricola. O su raffronti con quanto accaduto alla manifattura quando l’economia terziaria ha fatto la sua comparsa sul teatro economico-lavorativo. Carney si è detto molto preoccupato al riguardo, sottolineando come ogni rivoluzione abbia, fino ad ora, distrutto posti di lavoro. La rivoluzione tecnologica saprà essere meno spietata? Secondo lui no.

In realtà Carney non è il primo

In realtà Carney non è il primo, all’interno della stessa Banca d’Inghilterra, a dirsi preoccupato in tal senso. Già qualche tempo fa, uno studio del capo economista della stassa banca, Andy Haldane, aveva messo in luce come l’automazione tecnologica sia, da una parte, un passo avanti ma, dall’altra, una seria minaccia per l’attuale forza lavoro. E di come, paradossalmente ma non troppo, a salvarsi da questo periodo siano quei lavori così poco ambiti e considerati come baby sitter, parrucchieri o badanti. Lavori che, in realtà, sono importantissimi e, per fortuna, difficilmente svolgibili da un computer.

Dati salariali

Ma il discorso di Carney è stato in realtà molto pragmatico e concreto. Del resto con il suo lavoro si tratta di un uomo abituato a ragionare con i numeri. E quanto da lui messo in luce è un dato incontrovertibile: nel decennio 2007-2017 ( e non accadeva dal 1860) gli stipendi nel Regno Unito sono diminuiti in termini reali. A farne le spese saranno, secondo Carney, soprattutto i giovani visto che, già adesso, un ventenne inglese guadagna in media 8mila sterline in meno ogni anno rispetto ad un suo coetaneo della precedente generazione. Per tutti questi motivi il Governatore ritiene che, a meno di un cambio di rotta, potrebbe estendersi la fascia di popolazione che rischia di perdere il lavoro a causa del veloce progresso tecnologico

 

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