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Qualche speranza per la Grecia

Anche se sembra difficile crederlo, in Grecia sta succedendo qualcosa che assomiglia ad un respiro più ottimista; e questo grazie ad alcuni cluster e ad alcuni coraggiosi e lungimiranti imprenditori

Ci guardiamo bene dal proporre la Grecia come un dei paesi in cui pensare di emigrare e di vivere un’esperienza di lavoro all’estero. Però vogliamo fare alcune riflessioni legate al paese ellenico e alla sua difficilissima situazione. Qualche speranza per la Grecia c’è, forse anche tendendo conto di quel proverbio (o modo di dire) che è spesso diventato un cavallo di battaglia degli economisti: “Ciò che scende, prima o poi deve risalire.” Ed è quello che, seppure timidamente, sembra stia accadendo anche in Grecia. Alcune società di reting hanno passato la finanza ellenica da poca cosa ma pur sempre un’inversione di tendenza; oltre a ciò si attende una stagione turistica da record. Vi sono poi alcune attività che, ad Atene, stanno vivendo un vero boom; i bar all’aperto sono quelli che stanno facendo registrare interessanti incassi e, sempre ad Atene si è creato un vero e proprio distretto high tech in cui, alcune start up tecnologiche stanno lavorando e anche bene. Sembra incredibile ma è così. Del resto questa è la dimostrazione che, spesso, davvero è quando non si ha più nulla da perdere che si ricomincia a fare e rischiare.

Ma a dare qualche speranza alla Grecia è anche Jeroen Djisselbloem, capo dell’eurogruppo, che si dice convintissimo che, dal 2014, la Grecia tornerà a far vedere al mondo un segno positivo. E questa affermazione viene fatta in base ad alcuni segnali che sono arrivati proprio dagli investimenti. Secondo Djisselbloem sarà fondamentale la ricapitalizzazione completa del sistema bancario, affinché la finanza torni ad aiutare davvero l’economia reale.

E in questo clima in cui piccoli segnali di ottimismo riescono a farsi spazio seppur in una situazione ancora difficilissima, a nord di Atene succede qualcosa di incredibile: a parte le start up a cui accennavamo prima ( e a cui dedicheremo un articolo specifico) c’è un grande e importante impianto solare coordinato da una impresa che, nata nel 2000, oggi ha 50 dipendenti, contro i dieci con cui ha cominciato. Secondo uno dei suoi fondatori, Vassilis Nellas, negli ultimi due anni il fatturato della società è addirittura raddoppiato e le sue esportazioni sono invece quadruplicate. Al punto che questo miracolo imprenditoriale ha addirittura aperto una sede a San Francisco.

Qualcosa, quindi, si può fare anche in momenti drammatici. Perché qualcuno ci riesce e altri no? Uno dei punti di forza, in questo caso, è il primo cluster greco specializzato nella microelettronica; cluster, cioè un distretto industriale, cioè l’unione fa la forza. Far parte di questo cluster significa far parte di un network di gestione “comune” per molti aspetti, dal marketing al product management e altro.

Questa iniziativa in particolare è nata nel 2008 grazie a Corallia, un’associazione che è riuscita ad avere 40 milioni di euro dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Secondo alcuni dati pare che l’aumento degli affari delle imprese appartenenti al cluster sia, complessivamente, di oltre il 250%.

Molti degli investitori sono arrivati dall’estero, anche da Israele e dall’America e l’idea è quella di unire questo cluster ad altri simili, anche in altri paesi, per creare sinergie sempre maggiori. E questo non è un caso isolato visto che, sempre qui, sono stati creati altri due distretti: uno per i giochi elettronici e l’altro per le tecnologie spaziali. Le parole d’ordine sembrano essere: innovazione, individuazione di mercati di nicchia e, soprattutto, sviluppo e visione internazionale.

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