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Olanda: stretta ai sussidi di disoccupazione

Niente di nuovo sotto il sole: quando la crisi fa rallentare l'economia, le soluzioni che si trovano sono sempre più rivolte a ridurre lo stato sociale. Vediamo cosa succede all'Olanda

Cambio di rotta
Sussidi di disoccupazione: uno dei capitoli dello stato sociale olandese che era quasi entrato nella mitologia. Un po’ come accaduto in Germania, anche in Olanda ha cominciato a farsi strada la sensazione che arroccarsi su posizioni di paura sociale possa essere una ricetta economica oltre che uno slogan politico. Dunque anche in Olanda l’aumento delle richieste del sussidio di disoccupazione accompagnate dal timore di quello che è stato chiamato “turismo del walfare” ha fatto scattare l’allarme. Secondo il governo questa stretta dovrebbe essere un modo per mantenere i parametri sostanzialmente positivi dell’economia del paese e incentivare ulteriormente uno spirito di responsabilità nei cittadini. Poco importa forse che l’innegabile aumento nelle richieste del sussidio sia andato di pari passo con dati sulla disoccupazione in aumento anche nel paese arancione.

Misure ancora più severe
Misure più severe, dunque, per ottenere il Bijstand, cioè il reddito di cittadinanza. Anche nella liberale e libertaria (almeno nell’immaginario collettivo) Olanda qualcuno, spesso in maniera strumentale, ha addirittura iniziato a parlare di ladri di sussidi. Un cambio di marcia sostanziale per un sistema nato addirittura negli anni ’60 e diventato uno dei miti del welfare olandese. Dunque ora chi vuole richiederlo deve fornire dati ancora più stringenti di quanto già non accadesse. Tra le cose da dimostrare c’è una ricca documentazioni che comprovi la vera situazione patrimoniale dei richiedenti, le richieste di lavoro effettuate, l’estratto conto e molto altro. Ma certo non finisce qui. Dopo aver ricevuto tutti questi documenti, l’ufficio preposto convoca i richiedenti per sostenere un colloquio e poi, viene eventualmente fatta partire tutta la procedura per i sussidi. Oltre a questo la stretta su sussidi e reddito di cittadinanza si traduce nella possibilità che le autorità lo interrompano in qualunque momento e facciano addirittura ispezioni nelle abitazioni. La filosofia di questo giro di vite è quello di rendere ancora più evidente che tale sussidio viene dato solo per dare la possibilità di cercare un nuovo lavoro. E proprio sulla base della stessa filosofia è previsto che, chi beneficia di tale sussidio, può aspettarsi di essere chiamato in qualunque istante per svolgere lavori socialmente utili. E solo l’ufficio di collocamento può decidere i termini di tale lavoro. Il disoccupato rifiuta? Perde il sussidio.

Proposte che diventano leggi?
Se tutte queste proposte diventassero tutte leggi, gli obblighi per chi fa richiesta di sussidio riguarderanno anche l’accettazione di lavori in città diverse da quelle di residenza. Non solo ma il sussidio sarebbe subordinato anche all’obbligo di accettare anche lavori stagionali. Questo ultimo punto è forse quello maggiormente populista e di destra, voluto per limitare il ricorso a lavoratori dell’Europa dell’est, molto poco ben visti da queste parti. E per quanto riguarda la lingua olandese? Si vuole che tutti i richiedenti abbiano una conoscenza della lingua olandese non meno che perfetta. E, tanto per concludere, queste proposte sconfinano anche sull’aspetto che il disoccupato deve avere, cioè niente che possa scoraggiare il datore di lavoro.

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