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Mercato del lavoro in Francia. Cosa cambierà con Macron

Cerchiamo di dare qualche informazione sul mercato del lavoro in Francia e capire cosa cambierà con l’elezione di Macron

Le priorità

La Francia, forse anche per la sua vicinanza geografica con il nostro paese, è meta amata da molti che vogliono lavorare all’estero. Per questo motivo vogliamo cercare di capire, insieme a voi, cosa sarà il mercato del lavoro in Francia e cosa cambierà con l’elezione di Macron. Mentre ancora è in via di definizione la squadra di governo, già si sa quali potrebbero essere le priorità del nuovo presidente.

Se la linea politica sarà più chiara dopo le elezioni legislative del prossimo giugno, qualcosa già si può dire delle linee economiche e delle dinamiche che andranno a impattare sul mercato del lavoro in Francia.

Luglio e riforme

Sembra davvero che questa sia una delle priorità di Macron: riforme a luglio. E si tratta di riforme che avranno non poche conseguenze sul mercato del lavoro. Le intenzioni del neo presidente sono quelle di chiedere, con forza, al Parlamento la votazione di una legge che permetta al governo di dare vita a decreti che possano essere attuati da subito. Da quello che si sa, ciò su cui Macron vorrebbe agire subito, sono due punti che influenzeranno il mercato del lavoro in Francia nell’immediato futuro:

  • Maggiori competenze trasferite a livello di categorie e di imprese
  • Tetti alle indennità di licenziamento

Cosa significhi tutto ciò, cerchiamo di capirlo.

Primo punto

Per quanto riguarda il primo punto, cioè il trasferimento a livello di categorie e imprese, possiamo dire che si tratta di un vero e proprio decentramento. Cosa vuol dire? In pratica il rischio di alcuni peggioramenti per i lavoratori. Infatti Macon vuole che, per quanto riguarda orari e organizzazione del lavoro, le negoziazioni siano a livello aziendale o di categoria (ma solo in seconda battuta). Se i sindacati dovessero opporsi su un eventuale accordo che abbia visto il favore del 30% delle sigle sindacali, cosa accade? Accade che il datore di lavoro può fare un referendum il cui risultato sarà vincolante a tutti gli effetti.

Secondo punto

Il secondo punto, quello sui tetti alle indennità di licenziamento, sarà un altro aspetto che impatterà sul mercato del lavoro in Francia nell’era Macron. Qui la sua libertà di manovra sembra inferiore. Ma, appunto, sembra. Infatti altro non farà che riproporre ciò che era già stato messo in campo con la legge sulle liberalizzazioni attivata dal ministro dell’economia nel 2014. In parole povere, ci saranno dei tetti alle indennità che gli stessi giudici del lavoro saranno costretti a rispettare. Un po’ come dire: “Datori di lavoro state tranquilli e lavoratori anche, tanto sapete come andrà a finire.” C’è da stare certi che sarà anche questo un punto su cui Macron avrà non poche opposizioni.

Semplificazione burocratica

Mercato del lavoro e semplificazione burocratica. Altro punto importante, visto che la semplificazione burocratica sarà quella per le imprese. In questo caso il punto più importante è quello dell’introduzione di un escamotage per le aziende, ovvero il diritto all’errore. Cosa vuol dire? Che in caso di errori burocratici sarà l’amministrazione ad avere l’onere della prova, dovendo dimostrare che, da parte dell’azienda, c’è stata malafede e dolo. Se, da una parte questo può avere una lettura positiva, dall’altra c’è già chi prevede una sorta di liberalismo selvaggio.

In definitiva c’è chi paventa un peggioramento delle condizioni lavorative con eccessivo decentramento decisionale alle aziende, maggiore facilità di licenziamento e minore potere dei giudici del lavoro. Staremo a vedere

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