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L’Italia perde i laureati

E sono i migliori ad andarsene. Non solo una perdita di competenze e preparazione ma anche una perdita economica. le aziende straniere li assumono e all'Italia la loro formazione costa quasi 35000 per ciascuno

laureati italiani

Una doppia perdita
Si calcola che siano circa 5000 i laureati italiani che, ogni anno, lasciano il nostro paese per andare a lavorare in società straniere. E sarebbe ora di capire che questo piccolo esodo non priva il nostro paese di alcuni dei giovani più preparati, e quindi del suo futuro, ma rappresenta anche uno spreco in termini economici. Una bella inchiesta dell’Espresso ha fatto un rapido calcolo: lo stato spende circa 35000 euro per ognuno di questi studenti, per una media di cinque anni. Totale della perdita circa 275 milioni di euro. Non che il valore economico sia più importante ma solo per far capire come l’incapacità di valorizzare questi giovani sia davvero un esempio di miopia monetaria oltre che sociale. A partire sono soprattutto laureati in economia, ingegneria e ora anche medicina. L’inchiesta ha messo in risalto anche un altro aspetto interessante e cioè il tipo di laurea che, a distanza di un anno, ha garantito un lavoro all’estero, in termini percentuali sul totale. Il dato si può evidenziare così:
– ingegneria 24%
– lingue 17%
– economia 15%
– indirizzo politico 13%
Percentuali che parlano di profili professionali come progettisti, esperti di economia e finanza, matematici o esperti nella gestione delle risorse umane.

Noi li formiamo e loro lavorano altrove
Davvero grottesco se non fosse amaro. Si calcola, sempre secondo la stessa ricerca, che un quarto dei laureati in economia della Bocconi lo scorso anno, tanto per fare un esempio, stia attualmente lavorando a Shangai, a New York e a Parigi. E, solo nel 2012 sarebbero stati oltre 14000 gli studenti laureati che si sono ufficialmente trasferiti fuori dall’Italia. A far particolarmente impressione ora si aggiunge anche la tendenza dei neolaureati in medicina che emigrano, praticamente raddoppiati dal 2009 al 2013. Forse non si riflette abbastanza su cosa rappresenti questa perdita di capitale umano. Perché di questo si tratta dal momento che questa mobilità non è determinata da un fisiologico desiderio di vivere esperienze altrove ma da una reale necessità di trovare opportunità e stipendi adeguati. È questo il problema vero. Perché all’estero si crea un effetto a cascata che parte proprio da qui: più ottimi laureati, più lavoro, più ricerca e più competitività. E noi restiamo al palo.

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Un Commento

  1. Ed è normale che accada ciò. Se per un concorso per Portalettere si richiede la laurea, o la soluzione di quiz psico-attitidinali alla rain-man, è chiaro che c’é qualcosa che non quadra. E’ ora di finirla e dare più spazio alle numerosi menti brillanti di cui dispone il nostro paese, ma credo che purtroppo questo non accadrà mai ed il risultato sarà inevitabilmente, far grandi altri paesi con i soldi spesi dallo Stato italiano per la loro formazione.

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