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L’economia europea rallenta

Lavorare all'estero sì ma dove. Alcuni recenti dati mettono in luce come sia l'economia di tutta l'eurozona a rallentare: anche la Germania si ferma

Alcuni dati
Passato ferragosto si torna a pensare all’economia e i dati che emergono non sono certo confortanti. L’eurozona non sta affatto bene e si registra un generale rallentamento dell’economia europea: a dare una botta violenta in tal senso, sono soprattutto economie come quella francese e e tedesca che sembra avere messo il freno a mano alla crescita. Come spesso succede è il PIL il parametro preso maggiormente in considerazione e, questo dato, non parla certo di buona salute. A spiccare maggiormente è il dato legato alla Germania, che ci aveva ormai abituati ad una crescita continua e che, invece, nel secondo trimestre di quest’anno è addirittura scesa di un -0,2 in netta controtendenza rispetto alle previsioni. Dati che hanno indotto qualcuno a pensare di rimettere in discussione anche le regole sul patto di stabilità. E che l’economia europea rallenti lo evidenzia anche il dato francese, vera e propria doccia fredda di un’economia a crescita zero ormai da molti mesi. Le sorprese però non mancano e, con quei tipici cambi di prospettiva a cui le previsione economiche ci hanno abituati, ecco migliorare solo paesi come Spagna e Portogallo.

Prospettive
Una situazione dunque di generale malessere su cui però a pesare particolarmente (anche perché inaspettata) è proprio la situazione tedesca che arriva, tra l’altro, dopo un primo trimestre di crescita. Sebbene qualche analista si azzardi a parlare di una ripresa nella seconda metà dell’anno, altri, più pragmaticamente sostengono che se ci sarà non sarà comunque in grado di agire come traino. A pesare molto sono anche le condizioni geopolitiche incerte soprattutto, per quanto riguarda l’Europa, quelle legate alle sanzioni alla Russia. Sull’andamento tedesco sembra influire moltissimo l’andamento non positivo di molti dei paesi cosidetti emergenti e che erano tra i destinatari principali del commercio estero tedesco. E, come dicevamo prima, sono ora le regole di bilancio ad essere aspramente criticate. E lo sono, ovviamente, soprattutto da parte dei francesi che, con il loro ministro delle finanze sottolineano una contrazione economica tale da rendere impossibile la discesa del deficit sotto il 4%. La conclusione francese è dunque quella di spingere l’intera UE a calibrare l’effettivo ritmo del disavanzo pubblico alle reali condizioni economiche.

Il ruolo della Bce
E come sempre accade in casi simili, non mancano quelli che richiedono che la Bce intervenga con un ruolo un po’ da pompieri. Vi sono alcuni, come Mr Barwell, pezzo grosso della Royal Bank of Scotland, che partendo dall’andamento del bund tedesco, prospetta un’eurozona in generale pericolo di deflazione. Secondo molti la Bce dovrebbe partire con un acquisto massiccio di titoli di stato. Per ora sembra più plausibile il classico aiuto (maxi prestito) alle banche in teoria per dare fiato al credito a piccole e medie imprese. Per ora quello che viene chiesto più massicciamente anche dalla Bce è un piano massiccio di riforme strutturali su economia, burocrazia, lavoro e liberalizzazioni.

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