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Lavoro femminile: la Svezia è il vero modello

Mentre in Italia si continua a parlarne, senza fare molto per la verità, i paesi del nord sanno molto bene che tutelare e incrementare il lavoro femminile è un nodo fondamentale per far crescere l'economia

Un vero welfare
Se anche fosse un luogo comune dimostrerebbe solo che, talvolta, i luoghi comuni sono tali perché dicono delle verità. E quando si parla di questo il pensiero vola abbastanza automaticamente ai paesi del nord, in particolare alla Svezia. La Svezia è un paese modello dal punto di vista della tutela del lavoro femminile. In realtà è un paese in cui il welfare si coniuga quasi perfettamente con un’economia dinamica e in crescita. In anni in cui altri paesi si dibattevano in acque agitatissime la Svezia ha continuato a crescere: nel 2010 il suo tasso di crescita di quasi il 6% ne ha fatto il paese migliore d’Europa e nel 2011 ha continuato a farlo del 4,4%. E ormai è quasi assodato che a dare un contributo a questi ritmi sia anche la politica sociale legata al lavoro femminile e a tutto ciò che migliora la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. La legge svedese, tanto per fare un esempio, prevede che ci siano, su 480, ben 60 giorni di congedo parentale per ciascuno dei due genitori. Cosa questo significhi in termini di organizzazione di vita e lavoro è facilmente intuibile. Tra le conseguenze di questo semplice provvedimento vi è il fatto che i datori di lavoro svedesi non fanno alcuna discriminazione in fase di assunzione di personale femminile.

Lavoro femminile
Secondo quanto riportato dal sito Manageritalia la Svezia è la quarta nazione dal punto di vista della qualità dei diritti del lavoro femminile, in base al Global Gender Gap Index. Dov’è l’Italia i questa classifica? Al 74° posto. Ma questo fa sì che in Svezia la percentuale di occupazione femminile sia di uno strabiliante 70,3% contro un vergognoso 46% italiano e superiore alla media OCSE. Eppure, nonostante questo, gli svedesi dicono che ci sono ancora dei gap nel mondo del business che devono essere colmati. Ma, come riportano fonti ufficiali, e come citato dallo stesso sito citato “l’uguaglianza di genere, accrescendo le competenze e le capacità creative di tutti, contribuisce alla crescita economica”. E la Svezia è diventata un modello da seguire anche per quanto riguarda il lavoro femminile.

Situazione europea
Da questo punto di vista la situazione europea è abbastanza variegata ma ciò che è certo è che paesi come Italia, Spagna, Irlanda e Polonia siano decisamente indietro per quanto riguarda il lavoro femminile. Tra i più avanzati, dopo la Svezia, sono comunque i paesi del nord come Danimarca, Norvegia e Finlandia seguiti dalla Gran Bretagna. Questi ultimi paesi sono quelli in cui la politica sociale aiuta le donne sia durante la gravidanza sia, soprattutto, dopo. Paesi in cui il lavoro femminile viene considerato una cosa normalissima a cui viene data pari dignità; anche consentendo alle donne neo mamme di cambiare tipo di impiego e orario di lavoro. Ma anche politiche sociali diverse e investimenti mirati, come, per esempio, sugli asili nido. Nei paesi del nord quasi nessuna mamma si sente quasi costretta a lasciare il lavoro. In Svezia le donne che lavorano e hanno figli sono il 72% contro un 50% dell’Italia. Non solo. Grazie alle politiche di questo paese i padri che hanno chiesto il congedo parentale sono il 69%. Poi ci si chiede perché la Svezia cresce e noi no.

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(2) Commenti

  1. Almeno in Svezia e quindi nei paesi Scandinavi vengono riconosciuti i diritti umani ai lavoratori. In Italia oramai siamo solo sfruttati nel mondo lavorativo…e abbiamo perso anche quei pochi diritti acquistati negli anni ’60. Che vergogna…

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