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Lavoro femminile in Europa: ancora troppe disparità

Fermo restando che la situazione è diversa in ogni paese, ciò che è evidente è una situazione ancora troppo sbilanciata a favore del lavoro maschile. Eppure ormai anche molti economisti sostengono, con dati alla mano, che una maggiore presenza femminile, nel mondo del lavoro, avrebbe molti effetti positivi su tutto il sistema

lavoro donna

Una sorta di segregazione
Usa, in maniera volutamente forte, questa parola un interessante articolo pubblicato pochi mesi fa da Il Fatto Quotidiano, parlando di lavoro femminile in Europa. A metterlo in luce il rapporto “Women, men and working conditions in Europe” che evidenzia, tra le altre cose, come su 20 gruppi professionali presi in esame, solo 5 presentino una condizione di equilibrio tra professionisti uomini e donne. In sostanza vi sono lavori che continua ad essere svolti prevalentemente da donne. E non certo perché le donne non abbiano le competenze per svolgerne di altri ma, anzi, perché costrette in una specie di pregiudizio.

Troppe le disparità
Leggendo questo rapporto si capisce come, nonostante indubbi miglioramenti legislativi per incrementare e favorire la parità di genere nel lavoro, ancora troppe siano le disparità di trattamento: sia dal punto di vista retributivo, sia dal punto di vista qualitativo e contrattuale. Senza contare che tra lavori domestici e cura della famiglia le donne si trovano a vivere una quantità di tempo di lavoro non retribuito infinitamente superiore agli uomini. Il rapporto citato prima prende in considerazione le condizioni di lavoro in 34 paesi europei ed è stato fatto coinvolgendo oltre 44000 lavoratrici e lavoratori. Ed emerge come ci siano professioni e categorie professionali ancora spiccatamente femminili: il che di per sé non è negativo se non raccontasse di una sorta di tendenza a fare del lavoro femminile una specie di archetipo, legato solo a certe professioni.

Come è distribuito il lavoro
In Europa le donne continuano ad essere impiegate massicciamente in settori come assistenza, istruzione e pulizie. Gli unici 5 ambiti lavorativi in cui si vede una sostanziale uguaglianza di presenza femminile e maschile sono quello della ristorazione, dell’industria del legno, in quella dell’abbigliamento, nella contabilità, in campo giuridico e nei servizi alla persona. Decisamente troppo pochi visto che gli ambiti professionali presi in esame sono ben 20. Evidente anche, sempre dallo stesso rapporto, come le donne siano maggiormente coinvolte nei lavori domestici; a questi le donne dedicano mediamente 26 ore settimanali contro le 9 degli uomini. Vero che gli uomini risultano lavorare di più fuori casa ma, se si sommano i tempi di viaggio, le ore di lavoro retribuito e quelle di lavoro non retribuito, la media europea vede le donne impegnate per 64 ore a settimana; contro le 53 maschili.

Differenze di retribuzione
E in Europa restano grosse anche le differenze salariali tra uomini e donne. Citiamo letteralmente quanto pubblicato dalla Commissione Europea i cui dati stabiliscono che: “Il differenziale retributivo di genere, cioè la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne è rimasto quasi immutato negli ultimi anni ed è ancora del 16% circa”. I dati della UE mettono in luce come questo divario sia in riduzione in paesi come Danimarca, Repubblica ceca, Austria, Paesi Bassi e Cipro; mentre risulta aumentato in Ungheria, Portogallo, Estonia, Bulgaria, Irlanda e Spagna. In realtà la UE mette in guardia dal vedere positivamente la situazione dei paesi in cui il divario si riduce; questo perché questa riduzione sembra essere dovuta soprattutto a un aumento di donne che lavorano e hanno un maggiore livello di istruzione contemporaneamente ad una crisi che ha colpito di più la manodopera maschile. Questo dimostra che in tutta Europa, dove più dove meno, c’è ancora tanta strada da fare per arrivare davvero ad una parità di genere nel mondo del lavoro.

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