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Lavorare in Argentina

Viaggio all'interno di un paese e della sua economia. Terra che ha conosciuto grandi difficoltà ma ricca di incredibili opportunità

I suoi punti di forza

Partiamo subito con quelli che sono i punti di forza di questo paese e che, al di là di alcune criticità, portano professionisti e imprenditori a decidere di lavorare in Argentina. Intanto è un paese la cui vastità consente una notevolissima ricchezza di materie prime. Ricchezza di cui beneficia, in modo principale, il settore agricolo che continua a crescere anche per il continuo miglioramento della tecnologia applicata all’agricoltura. Ma a far prospettare ottime crescite sono il settore minerario e quello di shale gas. Imprenditori e professionisti guardano con interesse alla possibilità di lavorare in Argentina anche per alcune sue “debolezze” che possono essere opportunità, come la possibilità di effettuare lavori e investimenti nelle infrastrutture, cosa di cui il paese ha un enorme bisogno. Inoltre è sempre bene considerare che l’Argentina resta il maggior mercato di lingua spagnola dell’intero Sud America.

Investire in Argentina

Lavorare e investire in Argentina vuol dire considerare, prima di tutto, il suo settore agroindustriale, vero punto di forza del paese, sia per qualità dei prodotti sia per la forza commerciale degli stessi. Si tratta di un settore che continua a crescere da circa venti anni e che ha continuato a farlo anche duranti i pesanti anni di crisi economica che hanno investito il paese. Aumenta l’estensione produttiva e, attualmente, sono oltre sei milioni le persone che, direttamente e indirettamente, lavorano in questo importantissimo comparto economico. L’Argentina è e resta un vero e proprio leader mondiale nell’esportazione di prodotti agricoli come olio di soia e di girasole, di carni equine, di mais e di mele solo per fare qualche esempio.

Interessante anche il settore metallurgico con un’industria che partecipa al PIL nazionale con un ottimo 30%. Anche grazie ad un impulso che è stato dato da una certa politica economica che ha spinto sull’utilizzo di prodotti locali più che su quelli di importazione. Il che ha portato ad un notevole sviluppo di acciaierie e delle industrie metalmeccaniche.

Quadro economico

Quella argentina è un’economia che sta conoscendo alcune difficoltà soprattutto se si paragonano gli andamenti degli ultimi due anni con il vero e proprio boom che il paese ha vissuto tra il 2003 e il 2011. Erano quelli anni in cui la crescita viaggiava a ritmi del +7/8 annuo. Poi le cose hanno cominciato a peggiorare. Ma anche la crisi si sta lentamente fermando. Il tasso ufficiale di disoccupazione è attorno al 7%. Ma è indubbio che molti siano gli interventi che si devono fare a livello economico.

Nel 2013 l’Argentina ha affrontato un grosso problema: quella della riduzione del surplus commerciale a cui si accompagnava un parallelo aumento dell’inflazione, pressioni sui tassi di cambio euro peso argentino e deficit fiscale. Ricordiamo che il paese può fare affidamento sulle esportazioni per accantonare valuta per pagare i debiti in valuta internazionale. E questa resta una bella sfida.

Ma terminata la possibilità di usare le entrate fiscali e le riserve di valuta per incrementare i necessari programmi infrastrutturali ora l’Argentina deve continuare a lavorare per rendere sempre più normali i suoi rapporti con varie istituzioni finanziarie mondiali. Ma non solo. Anche con chi detiene quelli che sono stati chiamati “tango bond”.

Le sue eccellenze

Nonostante le difficoltà l’Argentina ha alcuni settori in cui si sta comportando davvero in maniera eccellente. È il caso del settore dei farmaci biosimilari in cui il paese è leader per tutto il Sud America. Tecnologia e qualità dei professionisti di questo settore stanno facendo crescere questo comparto che resiste e aumenta nonostante una più che discreta concorrenza da parte di Brasile e Messico. Questo settore rappresenta il 5% di valuta derivante dall’export argentino ma fa anche del paese uno dei soli tre al mondo in cui è nazionale il 50% della produzione di farmaci.

Consumo di vino

Ecco un prodotto per cui quello argentino sta diventando un mercato a dir poco interessante. Nel corso di questi mesi del 2015 il consumo di vino in Argentina è cresciuto di quasi l’8,5% rispetto al 2014. Vino che viene sempre più apprezzato in senso assoluto ma anche per il suo prezzo in media più basso rispetto a quello di altri tipi di bevande. Sta decisamente aumentando la domanda interna soprattutto di vini rossi il cui consumo è cresciuto di quasi il 10%.

Investimenti infrastrutturali

Vi sono circa tre miliardi di dollari di investimenti che riguardano le infrastrutture stradali e che si trasformeranno presto in cantieri. Del resto il lavoro che può uscire da questo settore è facilmente comprensibile se si pensa che il paese ha bisogno almeno di 10.000 km di strade nei prossimi sei anni. Questo per far fronte sia alle necessità di collegamento tra i poli produttivi del paese sia per far fronte all’aumento della circolazione di veicoli cresciuto di oltre sei volte rispetto a quello della rete viaria. I maggiori progetti riguardano lavori del tipo:
– autostrade
– rifacimento
– ampliamento
– manutenzione

L’Argentina e le sue crisi valutarie

Impossibile fare un’esatta cronistoria sulle crisi valutarie argentine. Solo per restare nel più recente passato possiamo ricordare come nel febbraio del 2014 il peso argentino ha subito un vero e proprio crollo con una svalutazione del 15% sul dollaro. Una svalutazione che ha rappresentato il crollo peggiore a veloce secondo solo a quello del 2001, anno terribile in cui il paese cadde in default.
Nel corso del 2013 la Banca Centrale Argentina ha venduto riserve in dollari con una velocità di circa 1,1 miliardi di $ al mese e ha comprato i peso in eccesso sui mercati dei cambi. Le riserve di dollari sono così scese drasticamente ai minimi.
Nel 2011, forse qualcuno lo ricorderà, il governo diede vita ad alcune restrizioni valutarie per tamponare il deflusso di valuta statunitense. Insomma tante le turbolenze finanziarie a valutarie di questo paese.
Anche se, come spesso succede, sono molte le interpretazioni che sono state date. Per alcuni analisti questi cali del peso argentino non hanno rappresentato una crisi valutaria ma, semmai, un modo per risolvere la crisi. Secondo questi analisti le svalutazioni del peso argentino hanno di fatto levato i controlli dei prezzi. Ciò ha mantenuto il prezzo del peso argentino sul dollaro sotto quello di mercato portando una continua domanda di dollari nel paese.

La politica monetaria di Menem

Molti analisti e studiosi si trovano concorsi sul fatto che la crisi argentina sia da imputare alla politica economica del presidente Menem che diede inizio a quello che fu chiamato “currency board” cioè la forzata parità tra peso argentino e la valuta più forte cioè il dollaro statunitense. Fu un passo che portò, di fatto, alla perdita di controllo perché il peso argentino dipendeva dalla riserva di dollari presenti nella casse nazionali. Ma un tentativo di interrompere la svalutazione della valuta argentina non portò gli effetti desiderati. A rimetterci furono soprattutto le esportazioni. Come se non bastasse, per favorire l’arrivo di dollari nelle casse statali il governo alzò i tassi di interesse sui titoli pubblici portando così ad un aumento del costo del denaro. Insomma un cortocircuito per un paese la cui economia non esportava, più per un peso troppo forte, e che invece dall’export dipendeva. Da quello l’inizio del disastro.

Nel 2002 si decise di sganciare il peso argentino dal dollaro e l’inflazione raggiunse subito il 41%. Periodo a dir poco nero ma anche, se vogliamo, una specie di svolta. Tra il 2002 e il 2007 l’Argentina visse un vero e proprio miracolo economico. Il merito maggiore del nuovo presidente fu quello di ridurre il debito pubblico. Ottenne la possibilità di posticipare il pagamento del debito che fu anche rifinanziato con l’immissione di titoli di stato con un valore ridotto di quasi il 76%. E quello fu l’inizio di una lenta risalita, o quantomeno dell’arresto della discesa agli inferi

Il futuro

Ora si guarda con una certa curiosità alle prossime elezioni presidenziali. Certo ci sono misure importanti da prendere soprattutto su due fronti:
– inflazione
– bassa competitività

Ma, nonostante ciò, sembra che i mercati stiano scommettendo sul futuro dell’Argentina. Anche se lo stesso FMI prevede al ribasso la crescita del PIL del paese, sempre con segno positivo ma in leggera contrazione da qui al 2017. Le cause principalmente sono da addebitare ad una generale debolezza del contesto internazionale, una lieve contrazione di parte della domanda interna e il generale abbassamento dei prezzi delle materie prime. Eppure c’è chi è ottimista e ritiene il paese in grado almeno di affrontare queste sfide.

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