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Lavorare all’estero in Danimarca: funziona sempre la flexicurity?

Come funziona il mercato del lavoro in Danimarca? La tanto decantata flexicurity, pur mostrando qualche piccola crepa, continua a mantenere dinamico il settore lavorativo danese

copenhagenDa diverso tempo si sente parlare di modello danese, di mercato del lavoro dinamico, di flessibilità assistita e tutelata. E quello danese è diventato un modello a cui si è cominciato a fare riferimento, spesso anche in maniera acritica. In ogni caso è innegabile che questo sistema abbia contribuito a rendere l’economia danese e il suo mercato del lavoro più pronto di altri (compreso il nostro) a districarsi tra le onde della crisi congiunturale che ha investito praticamente tutto il mondo. E molti hanno cominciato a guardare a questo paese come ad una possibilità per provare un’esperienza di lavoro all’estero. Ma cos’è questa flexicurity e a che punto è?

Intanto diciamo che questa parola, composta da flexibility e security vuole indicare una flessibilità estrema (che si traduce in una certa facilità di licenziare e assumere) coniugata con un alto grado di sostegno per chi perde il proprio impiego. E sicuramente una certa spinta propulsiva questa flexibility  sul mercato del lavoro danese è innegabile: i dati forniti dall’ambasciata italiana di Copenaghen parlano di circa un 30% di popolazione che, ogni anno, cambia lavoro. Diciamo che è un modello che tutela il lavoro più che i lavoratori. E non è detto che una cosa escluda l’altra.

L’asse portante di questo modello si costruisce attorno a tre nuclei principali: flessibilità, ammortizzatori sociali e azioni concrete per reinserire nel mercato del lavoro chi perde il proprio impiego. Il primo elemento si traduce in una maggiore facilità per il datore di lavoro di licenziare là dove esigenze aziendali lo richiedano e per il lavoratore di limitare al minimo il preavviso nel caso trovi un nuovo impiego. A ciò si aggiunge la possibilità di negoziare direttamente con l’azienda sia lo stipendio sia l’orario di lavoro.Il secondo aspetto si basa su un sostegno ai lavoratori nei periodi di disoccupazione; sostegno fatto di sussidi per ottenere i quali il lavoratore si deve iscrivere ad una assicurazione presso un fondo privato. Il sussidio dura per due anni nell’arco di tre e ricopre circa il 90% dell’ultimo stipendio. Il terzo elemento sono quelle politiche attive volte a rendere più facile il reinserimento lavorativo, attraverso l’assistenza concreta dei job center e la realizzazione di corsi professionali per aggiornare o riqualificare le competenze dei lavoratori.

danimarca

Certo la crisi economica ha imposto alcune ridefinizioni sia dell’ammontare del sussidio sia del periodo durante il quale viene erogato. La tendenza infatti è stata quella, da parte di alcune categorie professionali, di cercare di godere al massimo del sussidio prima di rimettersi attivamente a cercare un nuovo impiego. E questo ha comprtato non poche difficoltà per le casse statali. In ogni caso, per saperne di più su questo modello, consigliamo di leggere il documento pubblicato dall’Ambasciata Italiana a Copenaghen e intitolato “Il mercato del lavoro danese” disponibile in rete. E sempre a cura della nostra Ambasciata è reperibile in rete la guida “Guida pratica alle attività imprenditoriali e commerciali in Danimarca” utile per chi volesse dare vita ad una propria impresa in questo paese; che resta comunque uno di quelli in cui è più semplice fare impresa.

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