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Lavorare a Barcellona: Alessandra ci racconta la sua esperienza

Leggete questa fantastica intervista perché, con essa, Alessandra non da solo tantissime e utili informazioni pratiche ma, mette in guardia da tanti falsi miti e facili promesse che circondano Barcellona. E aiuta a capire che trasferirsi all'estero richiede molto impegno e spirito di adattamento. Oltre alla conoscenza delle lingue straniere

alessandraCiao Alessandra. Vuoi fare una tua breve presentazione per i lettori del nostro sito?
Ho 27 anni e sono nata a Sesto San Giovanni in provincia di Milano, ma ho sempre vissuto a Monza con i miei genitori. Ho fatto il liceo linguistico (inglese, francese e tedesco) e poi ho deciso di frequentare l’università, continuando a studiare lingue ma intraprendendo un percorso lievemente diverso: ho scelto Mediazione Linguistica e Culturale (curriculum: attività internazionali e multiculturali) con le lingue arabo e cinese presso l’Università Statale di Milano. Mi sono abbastanza pentita di questa scelta, perchè penso che le università propongano un’offerta formativa che in molti casi (come in quello di Mediazione) non ha reali riscontri nel mondo del lavoro. Me ne sono accorta subito, quando durante la scrittura della tesi mandavo cv senza ricevere nessuna risposta, nemmeno per uno stage gratuito. Inoltre, diversamente da quello che diceva l’opuscolo informativo, non si poteva accedere, con questo corso di laurea, ai concorsi pubblici del Ministero degli Esteri, in quanto classe di laurea non riconosciuta. E’ stato davvero deludente. L’unico lavoro che ho trovato al tempo è stato da McDonald’s come cassiera.

Durante i 3 anni di università ho comunque portato avanti l’utilizzo dell’inglese e del francese che non ho mai abbandonato; ho fatto diversi viaggi studio (nel 2007 un mese a Tunisi e nel 2008 un mese a Xi’An in Cina, insieme ad altri viaggi fatti per turismo in Europa durante i quali comunque parlavo altre lingue). Inoltre per preparare la tesi triennale ho praticamente studiato solo su fonti in inglese e in francese, in quanto, riguardo alcuni argomenti che mi servivano, la bibliografia italiana era molto scarsa. Mi sono laureata a dicembre 2009 e a gennaio 2010 sono partita (grazie ai soldi guadagnati per questo scopo, lavorando durante la scrittura della tesi) per Tunisi dove sono rimasta 6 mesi per seguire un corso di arabo e dove quotidianamente parlavo arabo/dialetto tunisino/francese. Durante questi mesi cambio idea sulla specialistica: inizialmente ero intenzionata ad iscrivermi a scienze internazionali, ma vedendo la poca applicazione reale nel mondo del lavoro della mia laurea triennale, decido di scegliere qualcosa di più vendibile. Quindi a settembre mi iscrivo all’Università Cattolica di Milano al corso magistrale di Scienze Sociali Applicate, indirizzo Scienze del lavoro e per la direzione d’impresa. L’idea infatti era quella di lavorare nel campo delle risorse umane, magari all’estero grazie al mio background linguistico. In due anni mi laureo, finisco a metà novembre 2012. Inizio ad inviare cv verso metà dicembre. Da febbraio ad agosto 2012 avevo comunque fatto una esperienza di stage curriculare per avere il riconoscimento di crediti: ho lavorato per un’azienda del milanese in ambito costumer care con i clienti stranieri. Da gennaio inizio a fare diversi colloqui, ma niente si conclude fino a metà febbraio quando vengo assunta per uno stage in una piccola azienda della Brianza. La paga è misera (300€/mese senza ticket ne null’altro) e l’attività molto diversa da quella presentata all’inizio. Alla fine non era niente di più che un mero insierimento di dati al pc, un lavoro da segretaria praticamente, niente a che vedere con il percorso professionale che volevo intraprendere nelle HR…. inoltre la “responsabile” che mi seguiva mi trattava malissimo, pretendeva che sapessi fare attività da ragioniere contabile (ma io non sono diplomata in ragioneria!!!) e dandomi continuamente della stupida per questo. Tutto ciò unito al fatto che il rimborso mensile andava per metà tutto in benzina per raggiungere l’azienda (i trasporti pubblici verso quelle zone sono pessimi). Quindi dopo un mese decido di licenziarmi. Nel frattempo, comincio a prendere lezioni private di inglese per poter dare l’esame di inglese Toefl e raggiungere minimo un livello C1, in quanto stavo pensando di fare un master all’estero e questo esame era necessario per l’accesso.

Come e perché hai deciso di trasferirti in Spagna? E quando hai preso questa decisione?
In realtà non l’avevo programmato in anticipo. Dopo il licenziamento volontario da quello stage ho fatto altri colloqui ma senza risultati concreti, finché, verso fine marzo mi contatta una multinazionale dicendo che avevano trovato il mio curriculum su Monster ( HYPERLINK “http://www.monster.it” www.monster.it) e chiedendomi se fossi interessata ad una posizione a Barcellona con contratto stage di 6 mesi rinnovabile (e con un salario decente!). Io non ci ero mai nemmeno andata in Spagna!

Ci puoi dire come sono state le procedure di assunzione?
Ho fatto un primo colloquio telefonico con una selezionatrice, un secondo colloquio telefonico con il manager italiano, il terzo con la manager delle risorse umane di Barcellona e il quarto, in videoconferenza, con la direttrice delle risorse umane della sede generale di Ginevra (l’azienda è svizzera). Ovviamente tutti i colloqui in inglese, per l’esattezza gli ultimi due si sono svolti metà in inglese e metà in francese. Mi hanno dato una settimana e mezzo di tempo per fare i bagagli ed arrivare. Accantono quindi l’idea del Toefl e del master e il 6 maggio 2013 comincio a lavorare qui.

Dunque, ricapitolando, che lingua straniere parli?
Parlo inglese fluente, francese intermedio (lavoro quotidianamente con entrambi). Di conoscenza invece base ho tedesco e arabo (il cinese non l’ho più studiato dopo la triennale) e ora spagnolo dato che, vivendo appunto a Barcellona, ho dovuto impararlo per vivere. Sono arrivata qui sapendo dire solo “Hola!”, ma per fortuna, essendo molto simile al francese e all’italiano, lo si impara in fretta. Il catalano invece non l’ho approfondito ancora. Preferisco imparare bene prima il castigliano, altrimenti c’è troppa “carne al fuoco” e rischio di saperle poco e male entrambe.

Sappiamo che la Spagna ha attraversato e ancora attraversa momenti difficili: ma come si vive, lavorativamente parlando, in una città come Barcellona?
Io non sono inserita molto nella società che vive la crisi, in quanto, essendo l’azienda svizzera, non rispecchia secondo me la realtà spagnola. In generale comunque l’autunno/inverno sono periodi morti per chi cerca lavoro come barman/cameriere/pizzaiolo o qualsiasi altra professione di “basso” livello relativa al turismo. Inoltre è impensabile venire qui senza sapere ALMENO un paio di lingue oltre all’italiano. Bisogna tener presente che la concorrenza (soprattutto italiana, ma non solo) nei mestieri a scarsa specializzazione è altissima. Verso la primavera arrivano vagonate di persone da tutto il mondo per offrirsi sempre nei soliti lavori sperando di far soldi durante la stagione turistica e riuscire a rimanere poi qui. Invece diverso può essere il discorso se si è specializzati in altre attività come parrucchieri o estetisti. Di sicuro c’è la difficoltà di doversi fare una clientela e dover parlare quasi esclusivamente catalano, per questo sottolineo sempre il problema della lingua che non è da sottovalutare e il discorso “tanto la imparo sul posto” è quasi del tutto impensabile.

Altro discorso riguarda invece chi è laureato e vorrebbe lavorare come ingegnere, medico ecc e che quindi ha bisogno del riconoscimento dei titoli di studio. Prima di partire bisogna farsi tradurre tutte le certificazioni/laurea in spagnolo da un traduttore giuridico professionista, portarli qui negli uffici di competenza (per il riconoscimento dei titoli di studio) che a loro volta spediranno il materiale in un altro ufficio in Spagna. Insomma, la spesa di tutto questo è intorno ai 200/300€ e ci vogliono dai 3 mesi all’anno per il riconoscimento (si sa, le pratiche burocratiche sono infinite). Tutto questo lo so in quanto ho un’amica veterinaria con doppia cittadinanza italiana-spagnola che, nonostante questo, avendo conseguito il titolo e superato l’esame di abilitazione in Italia, per lavorare qui ha dovuto seguire tutte queste pratiche. Ma questo vale per tutti. Alla faccia dell’Unione Europea!

Te la senti di raccontare brevemente quali sono stati i passi burocratici per prendere la residenza in Spagna?
Per ora non ho esattamente la residenza in Spagna. Per poter lavorare però ho dovuto avere il Nie (è tipo un codice fiscale) e il codice di accesso alla sanità (Seguridad Social) che si ottengono SOLO se si ha giá un contratto di lavoro che deve essere di almeno 6 mesi. Infatti l’azienda per cui lavoro mi aveva inviato il contratto di stage firmato via email per poterlo portare negli uffici spagnoli il prima possibile. Una volta si andava all’ufficio e ci si metteva in coda dalle 7 del mattino, ora invece la pratica è cambiata: bisogna prendere un appuntamento (si può fare via internet) e ci vogliono 2-3 settimane all’incirca. Una volta ottenuto il Nie, si va in uno dei tanti uffici della Seguridad Social dove, in 5 minuti e dopo aver compilato un modulo, ti danno un codice. Invece per avere la residenza, bisogna avere (oltre a tutto ciò che è stato elencato sopra) anche un contratto di affitto per una casa o una stanza. Si va negli uffici del comune più vicini a dove si ha l’appartamento e si fa il cosiddetto “empadronamiento”, che serve anche per avere un medico generico di famiglia e per accedere al sistema sanitario pubblico. Io non l’ho ancora fatto nonostante abbia tutti i documenti, più che altro per mancanza di tempo/voglia.

E’ inutile venire qui sperando di ottenere il Nie solo perchè si ha in affitto una stanza (come ho notato pensano molti italiani); è legale rilasciarlo solo con un contratto di lavoro e non esistono scappatoie.

Quali pensi che siano, o almeno quali sono per te, le cose che è bene avere chiare quando ci si trasferisce all’estero? Anche dal punto di vista caratteriale.

Se si va all’estero senza avere un contratto, sicuramente è necessario un buon budget per poter sopravvivere almeno 2-3 mesi senza lavoro, perchè non è detto che si riesca a trovarlo subito, soprattutto a Barcellona. Qui la qualità delle case è piuttosto scarsa a mio parere (comparata al livello italiano) e i prezzi molto alti rispetto ad essa, quindi se si vuole vivere soli in media si spende un 500€ per un monolocale piuttosto vecchiotto (bollette escluse). Invece se si vuole prendere una stanza in condivisione i prezzi variano dalle 250€ alle 450€, dipende da quante persone ci sono nell’appartamento, dalla zona e anche dalla qualità dello stabile.  Nella maggioranza dei casi le persone che condividono gli appartamenti sono studenti Erasmus, non esattamente l’ideale per chi, come me, lavora 10 ore al giorno e alle 7.50 del mattino è già fuori casa, ma questo è molto soggettivo. Comunque cercando bene si trovano anche ragazzi/e lavoratori ed è perfetto a mio parere.

Oltre alla parte economica, anche la conoscenza dell’inglese secondo me è obbligatoria, altrimenti diventa impossibile comunicare (anche con i coinquilini, ad esempio!) a meno che si conosca benissimo la lingua del paese (figurarsi che qui a Barcellona quasi nessuno parla inglese, nemmeno negli uffici per l’immigrazione….).

Se ci si aspetta di avere subito la “pappa pronta” è meglio non partire affatto, bisogna avere spirito di adattamento e di iniziativa, un’infinita pazienza e mettere in conto che si incontreranno molte difficoltà ed intoppi, anche solo per affittare una stanza. È anche pieno di truffatori di tutte le nazionalità, anche italiani (ho avuto a che fare direttamente con persone così purtroppo!), nel mondo immobiliare, quindi avere sempre gli occhi aperti. Ma penso sia normale, in una grande città dove l’afflusso di turisti e stranieri è altissimo e c’è un continuo ricambio di gente.

Ho notato, leggendo anche su internet, che in Italia c’è una visione idilliaca di Barcellona, tutta sole/mare/divertimento e prezzi bassi, quasi come se qui non aspettassero altro che noi. La realtà è che qui sono oberati di stranieri in cerca di lavoro e da studenti Erasmus, ti fregano molto sui prezzi di affitto e nei ristoranti e la concorrenza lavorativa è altissima (ci sono davvero tanti, troppi italiani!). I prezzi dei supermercati sono in generale molto simili a quelli dell’Italia, si spende però meno per bere qualcosa fuori, una bottiglietta di birra costa nei baretti 1.50€/2€. Le bollette e le tariffe telefoniche/internet sono secondo me praticamente identiche. Contando però le continue nuove tasse che stanno inserendo in Italia, forse al momento il costo della vita qui è più basso, ma non di molto.

Sei soddisfatta del tuo lavoro? E com’è, a grandi linee, il mondo del lavoro in Spagna, per quella che è la tua esperienza?

Si, devo dire che per ora sono abbastanza soddisfatta, anche se sono un po’ stufa di avere un contratto precario (ho fatto 6 mesi maggio-novembre e ora ho un altro contratto stage di 6 mesi fino a maggio 2014), vorrei avere maggiore stabilità, uno stipendio normale e non da stagista per poter avere più sicurezza e cercarami una casa degna di questo nome: non quanto a dimensioni, quanto a stabilità contrattuale perché fino ad ora ho potuto fare solo contratti di 6 mesi e l’offerta è molto scarsa edi pessima qualità. Se si cerca un livello più alto si possono sottoscrivere solo contratti da un anno in su (e se si va via prima, si perde totalmente il deposito che solitamente è pari ad una o due mensilità, quindi circa 500€/1000€). Il mondo del lavoro spagnolo in senso generale l’ho visto più che altro attraverso le persone che ho conosciuto qui.

E’ molto difficile in questo momento vivere e lavorare a Barcellona, soprattutto se si è lavoratori generici (intesi come tuttofare: pizzaioli, camerieri…), non consiglio di venire da queste parti. Meglio puntare ad altre zone, magari nelle isole dove il turismo non è stagionale. Purtroppo non posso dare un mio parere sul resto della Spagna in quanto conosco solo la situazione della città in cui vivo, ma ho conoscenze a Madrid e mi hanno riferito che il momento è critico anche da quelle parti.

Riguardo all’esperienza di molte persone che conosco, il lavoro non si trova da fuori. Sarebbe bene venire qui e cercare. Consiglio di tenere d’occhio questi siti: loquo.es e infojobs.es, si trovano diverse offerte, ma anche di mettere il proprio cv dettagliato su Monster e su Linkedin. Sicuramente utile è cercare nomi di imprese che sono nella città scelta e inizare ad inviare una candidatura spontanea, non si sa mai!

Se non si conosce altra lingua all’infuori dell’italiano, è inutile provarci, anche perchè appunto qui ci sono tantissimi italiani. Meglio intanto fare un corso di spagnolo o di catalano (insieme all’inglese), che sicuramente può essere utile.

Di cosa ti occupi esattamente?
Lavoro nell’ufficio risorse umane per una società di consulenza IT ed ingegneristica, faccio la recruiter. Da due mesi, per gli obiettivi raggiunti, sono stata promossa a livello senior. Lavoro principalmente per l’Italia, ma mi capita spesso di collaborare per le piattaforme di stati europei ed extra europei.

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(14) Commenti

  1. CIao cara Stefania, è molto interessante il tuo percorso ma vorrei sottolineare che il tuo è un percorso accessibile a poche persone.
    E lavori tanto bene che tanto mida tanto è…

    quindi portare degli articoli di una rilevanza maggiore e di più largo respiro sarebbe interessante.
    è.

    è che cazzo..

    e per fortuna che non sono un pizzaiolo.

  2. Il problema è che poi sono queste le figure che scelgono della vita di professionisti veri, senza sapere nulla della realtà di interesse di chi esaminano. Si basa solo sulle competenze linguistiche per cercare un buon ingegnere?

  3. Denigriamo tanto l’italia ma poi in spagna e’ peggio pagata una miseria e altri lavori non trova se fossi rimasta in italia nel nord trovava di meglio.poi parla male dei pizzaioli e baristi ma sicuramente guadagnano piu di lei

  4. Tante parole per dire che la sua laurea non serve a Un cazzo, e che fa un lavoro da SCHIAVA…..di basso livello e aiutata si uramente da mamma e papa’.Che bella esperienza senza parole

  5. Sinceramente resto basito dalle parole di questa ragazza.
    Sicuramente ha provato a dare la sua opinione e testimonianza delle sue esperienze, ma ha peccato di troppa leggerezza ed inesperienza nelle dichiarazioni.
    Sono di Napoli, laureato in International Management, ho diverse esperienze lavorative sia come esperto contabile per società nazionali e multinazionali, sia di amministrazione societaria, ma mai mi sognerei di parlare di lavori di basso livello.
    Il pizzaiolo o il barman, come li “denigri” tu, sono arti e non s’insegnano a scuola…come un pò l’umiltà…la migliore università che esiste è quella senza libri, ed è quella della strada e si chiama vita.
    E’ il lavoro a nobilitare l’uomo e non viceversa, ma a te il lavoro e la vita non ti hanno ancora insegnato l’umiltà!
    Non tutti siamo stati fortunati nella vita, ognuno ha dovuto combattere con le difficoltà e non abbiamo avuto i soldi o, chi ci sostenesse viaggi in Europa, Cina e quant’altro…quindi il consiglio che posso dare alla ragazza è quello di mettere mano nella vita reale e, di scendere da piedistalli assurdi dai quali se si cade poi è difficile rialzarsi.
    La fortuna di noi comuni mortali è la bravura e la forza di saperci adattare alle situazioni e di reagire prontamente alle difficoltà. poichè siamo nati nella difficoltà.

  6. Mi meraviglio che con tutte le tue lauree master e specialistiche tu non abbia imparato che cos’è l umiltà. Forse se non ci fosse stato qualcuno a coprirti le spalle (perché col tuo lavoretto del mc Donald non saresti andata lontana) tu neanche la pizzaiola o la barista avresti fatto,ma ti sarebbero toccati dei gran piatti da lavare(con rispetto per i lavapiatti). E ricordati che un barman o un pizzaiolo con il relativo bagaglio di esperienza, difficilmente è rimpiazzabile mentre in quelle società che tanto lodi, non ti vedono nemmeno, sei e resterai un numero! A parte questo non hai detto solo delle cazzate, e hai dato anche qualche consiglio utile, quindi in bocca al lupo per il tuo lavoro di “alto livello”

  7. Lavoro di basso livello.
    Vergognati nel dire queste stronzate, laureata e fai ancora la stagista dopo una estrema esperienza al Mc Donald com PR ahahahha fidati te piacerebbe avere una posizione stabile, dove lavori e ti diverti.. come la mia, quella del pizzaiolo !

  8. Ma te guarda un pò questa….invece di ringraziare e baciare la terra che hai trovato lavoro/internship a Barcellona ti lamenti pure?! tra l’altro non hai nemmeno mandato il tuo curriculum per questa posizione, ma ti hanno trovata, quindi doppio culo! Ho inviato centinaia e centinaia di curriculum a Barcellona (da novembre) e pochi mi hanno filata! Da premettere che non mi sto trasferendo fresca fresca dall’ Italia, vivo a Londra da otto anni, ho esperienze buone sul mio cv e sono in procinto di laurearmi! Mi piacerebbe fare un’esperienza a Barcellona ma se continua cosi resto qui! Mi sono scontrata piu volte con l’ambiente lavorativo ostile che cè in Spagna e sono rimasta senza parole, compagnie e persone non serie e unprofessional…quindi prima di partire per Barcellona pensateci mille volte. Londra non la supera nessuno!

    • rosa gerarda di zuzio - Rispondi

      salve, ho letto il tuo commento positivo verso londra, io sono nata a chesterfield ed ho un figlio ingegnere a cui consiglio di venire a londra per realizzarsi, cosa ne pensi, vorrei che dicessi qualcosa a mio figlio per convincerlo. complimenti e grazie

  9. Scusa se noi pizzaioli facciamo un lavoro di basso livello come dici tu.
    Magari guadagnato anche il doppio di quello che fai tu

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