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L’America torna ad essere competitiva

L'America torna competitiva e sono molti gli imprenditori stranieri che se ne stanno accorgendo. E anche molte aziende americane tornano in patria

Cambia la tendenza
Fino a qualche anno fa gli Stai Uniti vivevano momenti difficili dal punto di vista della competitività produttiva. Erano gli anni in cui paesi come la Cina entravano prepotentemente nell’arena dell’economia globalizzata, presentandosi come il luogo ideale per una produzione estremamente competitiva, visti i bassi costi. Ma ora non è più così e produrre negli Stati Uniti o nel grande paese asiatico ha, praticamente, lo stesso costo. A dirlo è stato, tra i primi, Harold Sirkin, professore alla Northwestern University di Chicago, in un articolo che ha suscitato molto interesse dopo la pubblicazione su Businessweek.

Falsi miti sul costo del lavoro
Molto interessanti alcuni dati che emergono da questo studio. Sono stati presi in considerazione i costi produttivi dei 25 paesi più forti dal punto di vista dell’export e non poche sono le sorprese che ne emergono. Lo studio ha preso in esame alcuni parametri fondamentali per valutare la competitività di un paese (quali costi energetici, costi del lavoro, moneta) e ne è uscito, per esempio, che è il Brasile, ex stella nascente dell’economia mondiale, ad avere i costi produttivi più alti. E non è la Cina il paese in cui è più conveniente produrre ma il Messico. E in Europa, la posizione leader come paese dalla produzione più competitiva è la Gran Bretagna.  Dunque questo studio sembra davvero sovvertire tutto quanto si è sempre detto sulla presunta convenienza di alcuni paesi.

I dati in dettaglio
la geografia della competitività che emerge da questo studio può essere un interessante punto di partenza per fare alcune ipotesi anche su una possibile nuova geografia del lavoro. Mentre si è andati avanti per molto tempo (in parte anche ora) a guardare alla Cina come paese più competitivo, si scopre, in base a questo studio, che il paese dalla produttività più economica è l’Indonesia seguita dall’India, poi Messico e Thailandia. E, a sorpresa si scopre che l’America torna competitiva grazie al suo settimo posto. Non solo ma in Usa la produttività avrebbe costi inferiori tra il 20% e il 30% rispetto a paesi come Australia, Francia, Italia, Svizzera e persino Germania. E forse questo spiega anche, in parte, la “riscoperta dell’America” se così possiamo chiamarla, da parte di molti imprenditori e investitori stranieri.

Chi sale e chi scende
Leggendo questo studio si resta davvero sorpresi. Non è solo la Cina ha perdere, almeno nell’immaginario, il suo ruolo di paese a produzione conveniente, ma anche paesi come Polonia e Repubblica Ceca che vanno così a minare l’idea di un’Europa dell’ex est in cui andare a delocalizzare per ridurre i costi. E più cari degli Stati Uniti anche Belgio e Svezia in cui i costi sarebbero cresciuti del 7% nell’ultimo decennio. Dunque sono Stati Uniti e Messico i paesi che hanno fatto registrare i migliori risultati in termini di competitività. Tra i motivi che Sirkin indica per spiegare il fenomeno ci sono tassi di cambio monetario favorevoli, andamento dei salari discretamente costante e costo dell’energia molto basso. Tutti motivi che rendono decisamente favorevole, ora, investire negli Usa.

Sembra si tratti dunque di una vera e propria inversione di tendenza che può fare la differenza nelle sorti imprenditoriali di molti imprese. Insomma sembra davvero che l’America stia tornando ad essere il paese delle opportunità.

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