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La sorpresa si chiama Etiopia

È proprio così. A dimostrazione che le cose della vita, come quelle dell'economia, sono veramente mutevoli e hanno, come unica costante, il cambiamento

Etiopia e carestia
Etiopia e carestia, forse è questo il binomio più classico, quello che maggiormente si affaccia alla mente quando si pensa a questo paese africano. Invece, con quei colpi di reni a cui la storia ci ha abituato, la sorpresa si chiama Etiopia. Un po’ come l’Albania che una volta mandava barconi di immigrati in Italia, magari pure guardati male e che ora è terra di immigrazione italiana. Adesso l’Etiopia cresce addirittura a ritmi asiatici. Sempre considerando il punto di partenza è innegabile però che nell’ultimo decennio il PIL del paese sia cresciuto ad una media di quasi l’11%. E una crescita costante di dieci anni a tutto può essere attribuita ma non al caso. E si può definire in ogni modo fuorché sporadica. E anche per il 2015 le prospettive restano più che rosse con una crescita prevista dell’8%. A fare da traino e da calamita degli investitori stranieri e delle imprese sono i lavori pubblici in atto, nelle infrastrutture e nelle costruzioni. Il vento è cambiato ed evidentemente un’Etiopia in marcia fa comodo per l’equilibrio geopolitico dell’area.

Come l’Asia
Come sempre, crescite come questa non sono certo esenti da squilibri e da mancate inclusioni. Certo la ricchezza e la crescita, per ora, coinvolgeranno solo qualcuno. Ma è indubbio che se si pensa a cosa era questo paese anche solo pochi anni fa c’è davvero da restare sorpresi. E alcuni dei settori su cui si è puntato vi sono gli stessi che, un decennio fa, erano praticamente inesistenti: agricoltura e allevamento. Oltre all’inevitabile sfruttamento di alcune risorse naturali. Fatto sta che, comunque la si veda, agricoltura e allevamento stanno facendo raggiungere all’Etiopia la autosufficienza alimentare. Oltre a ciò, entro il 2025 il paese entrerà nella lista dei paesi a reddito medio, uscendo dalla lista di quelli a basso reddito. .

Percorso lungo
Certo non è facile il cammino e il percorso è ancora lungo. Sebbene, come ci ricordano anche i dati riportati dal sito SIR, anche l’ONU abbia dichiarato l’Etiopia in grado di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio entro la fine di questo 2015, le cose da fare sono davvero tante. Gli indicatori economici classici non dico tutta la realtà delle cose. Indicano appunto la media, comunque importante ma che non deve far dimenticare che, ora, la priorità è quella di far arrivare i servizi in tutto il paese. Paese di 80 milioni di abitanti in cui la povertà è ancora viva nella maggior parte della popolazione. Oltre a ciò c’è molto lavoro da fare per aiutare il paese ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. Quindi la strada è lunga ma ci sono, sicuramente, crepe in cui chi entrerà per primo farà presumibilmente anche buoni affari

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