Ultime Notizie
logo lavorare all'estero

Lavorare all'Estero • Notizie

Notizie, informazioni utili ed offerte di lavoro all'estero

La nuova geografia del lavoro

Questo è anche il titolo di un libro interessantissimo, uscito da Mondadori e scritto da Enrico Moretti, italianissimo professore all'Università di Berkeley

Dove c’è ricerca e innovazione c’è lavoro
È questa la tesi di base di questo libro che, in America, è diventato un vero e proprio caso; al punto che il presidente Obama, dopo averlo letto, ne ha voluto incontrare l’autore per discutere con lui delle sue interpretazioni. Di fatto secondo Moretti, alla base della nuova geografia del lavoro vi sarebbe il grado di istruzione di una città e il conseguente grado di competitività che essa può mettere in campo in termini di ricerca. La differenza tra quanto avvenuto nel trentennio 1950-80 è abissale; allora era quello che lui definisce il capitale fisico a fare la differenza, ora è la conoscenza.

Produzione distribuita
Il professor Moretti sottolinea una delle caratteristiche dell’attuale produzione globale, in cui vi è una produzione suddivisa e distribuita in varie parti del globo: prende ad esempio di ciò uno dei prodotti più famosi e cool, l’Iphone, la cui scintilla creativa ed ingegneristica nasce nella Silicon Valley per diventare però oggetto concreto in Asia. Discutibile o no a dettare legge è la scolarizzazione della Silicon Valley, in cui vengono creati anche tanti posti di lavoro qualificato. Questa è la differenza sostanziale: città e aree geografiche che sanno creare lavoro e città che non riescono in questo.

Cina produce ciò che si consuma in occidente
Il professor Moretti porta a paradigma di questa situazione distributiva del lavoro facendo l’esempio di una città come Shenzhen, cresciuta a dismisura nel giro di circa trent’anni proprio per le industrie in cui si realizza concretamente ciò che viene ideato in occidente. Ma quando arriverà il momento in cui anche in Cina ci saranno ingegneri o innovatori in grado di dare una spinta al lavoro di creazione, diciamo così, allora vedremo che il lavoro fisico si sposterà in altre zone del mondo.

Che piaccia o no è la tecnologia a far crescere i paesi
Dietro questa affermazione che può sembrare un po’ drastica vi è quello che per Moretti è un dato di fatto e cioè che quando si parla di innovazioni tecnologiche in fondo si sta parlando di qualcosa che riguarda trasversalmente tutti i settori. Nessuno, chi più chi meno, può fare a meno del vantaggio competitivo che deriva dalle innovazioni tecnologiche. E se ci si pensa bene l’innovazione è qualcosa che cambia anche settori come il marketing, la green economy, e qualunque altra cosa.  Per questo è il capitale umano a fare la differenza. In sostanza per capire dove c’è ricchezza e lavoro bisogna guardare dove si fa ricerca e innovazione. È forse triste ma è così: negli USA, solo per fare un esempio, l’innovazione e la conseguente automazione ha fatto perdere milioni di posti di lavoro alle così dette “tute blu”; parallelamente a ciò si sono creati posti di lavoro per personale qualificato. Dunque il motore sarà sempre più la scolarizzazione e la conseguente preparazione culturale e tecnologica.

E l’Italia?
Com’era forse facile prevedere, stando alle considerazioni di Moretti l’Italia non ha, al momento, città o aree in grado di essere competitive internazionalmente da questo punto di vista. L’Italia rischia di rimanere periferica perché è troppo poco ciò che le sue industrie investono in ricerca e innovazione. Per questo è importante capire quali sono le città trainanti da questo punto di vista. Moretti sostiene che in fondo la tecnologia cambia il lavoro, non è che lo tolga; Secondo lui per ogni singolo posto di lavoro in settori di ricerca e innovazione se ne creano altri cinque nei settori tradizionali, perché la domanda di servizi (tra cui, per esempio vi è anche quella di taxisti piuttosto che di muratori) non è altro che il riflesso della prosperità di una città. Dunque il motore di tutto sarà sempre più il lavoro qualificato. E le città, in Europa, più forti da questo punto di vista? Su tutte Londra, poi Stoccolma e, a seguire, Monaco e Zurigo.

Noi vi consigliamo davvero la lettura di questo libro “La nuova geografia del lavoro” di Enrico Moretti edito da Mondadori

Articolo visualizzato 171 volte
Condividi questa notizia con i tuoi amici