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La Cina cerca professori italiani

La Cina cerca professori italiani e lo fa con una vera e propria strategia per attrarre i migliori.

Un mercato del lavoro alla ricerca dell’eccellenza

Pechino in particolare ma tutta la Cina in generale, sta da tempo cercando di attirare scienziati e ricercatori dall’occidente. In particolare il colosso d’oriente ha da tempo aperto una vera e propria caccia agli insegnati stranieri. E questo trend si sta sempre più incrementando da quando il paese ha deciso di aumentare la richiesta rivota a ricercatori, insegnanti e scienziati europei ma, soprattutto, italiani.

La Cina, e ormai ne fa più mistero, vuole al più presto diventare leader della ricerca tecnologica al punto tale da aver dato vita ad un vero e proprio progetto chiamato Made in China 2025 che prevede moltissime offerte di lavoro in molti settori legati all’insegnamento e alla ricerca dell’innovazione tecnologica. Il paese sa che deve essere attrattivo e per farlo ha pensato al concetto di narrazione. Un vero e proprio piano di marketing dell’immagine e della storia per dare di sé, sempre più, un’immagine di apertura globale. Sembra quasi incredibile ma se la Silicon Valley rischia di fare le spese di una politica americana sempre più protezionista, la Cina vuole invece narrare un paese aperto ai talenti occidentali.

A caccia di talenti

Una vera e propria caccia che qualcuno ha definito un vero shopping di cervelli. E per rendersi competitiva ha messo in campo mezzi davvero giganteschi a partire da enormi centri di ricerca per arrivare a stipendi decisamente molto, molto alti. Il sito startupitalia.eu riporta le parole di Wei Wang, docente di fisica all’università di Guangzhou che parla di “crescita a velocità stupefacente” riferendosi anche al fatto che, oggi, in Cina le offerte di lavoro qualificato superano di gran lunga le domande. Secondo il professore ci sono attualmente un numero infinito di posizioni aperte legate alla fisica in generale e anche all’insegnamento della stessa.

Stipendi concorrenziali

Gli stipendi sono il punto di forza con cui la Cina vuole attirare sempre più insegnanti e ricercatori. Chi non ha paura di un trasferimento in questo paese può davvero vedersi offrire stipendi netti mensili che dai 2500 dollari per i più giovani, può anche arrivare a 12500 dollari per i professionisti con più esperienza. Più benefits di ogni tipo e spese pagate. Il paese non nasconde che il suo obiettivo è quello di avere i migliori cervelli ma anche di avere i migliori insegnanti per formare quei cervelli. E tutto questo non solo a parole se si pensa che la Cina, lo scorso anno, ha investito oltre 444 miliardi di dollari nella ricerca. Cifre che ne fanno il secondo paese al mondo in questo tipo di investimenti, preceduta solo dagli USA.

E di tutto questo fermento potrebbero beneficiare, soprattutto, i ricercatori e i professori italiani visto l’interesse che la Cina sta dimostrando per il nostro paese proprio in temrini di ricerca scientifica. Il Politecnico di Milano ha infatti stretto un accordo con la cinese Tsinghua University per l’apertura di un nuovo grande centro tecnologico che ha l’ambizione di divenire il più grande polo di ricerca europeo italo-cinese.

Burocrazia

Ma questo è l’altro aspetto fondamentale. Mentre l’America di Trump si muove verso una politica sempre più chiusa verso cose e persone, la Cina sta facendo grandi sforzi per percorrere una strada opposta. Certo molto è ancora ciò che deve essere fatto ma, per esempio, uno dei passi più importanti è una politica di visti con procedure facilitate proprio per i lavoratori qualificati e in particolare per quelli nell’ambito scientifico. Non solo visti facilitati ma, soprattutto, di lunga durata, alcuni fino a dieci anni.

E così la Cina si mette in gioco per diventare davvero una potenza tecnologica mondiale

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