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Irlanda: da dove nasce la ripresa

In questi giorni l'Irlanda va di moda. Ma a noi interessa capire da dove nasce la ripresa economica. Quali sono le analisi più frequenti che se ne fanno

Export o deficit
Sono queste le due principali parole chiave per tentare di spiegare da dove nasce la ripresa irlandese. La cosa non è di così facile soluzione. L’unica cosa abbastanza certa, su cui molti sembrano essere d’accordo, è la crescita del PIL che, a fine 2015, dovrebbe attestarsi ad un incredibile +7,7%. Ma volendo capire a cosa attribuire tutto ciò c’è chi parla di punto di forza dell’export. Cosa ne fosse dei consumi interni poco si dice. Il punto è sempre quello. Se per rendere appetibile l’export bisogna tagliare i salari allora forse non è la soluzione giusta. In ogni caso c’è un dato innegabile: nella seconda e ultima parte del 2014 ( ultime rilevazioni complete disponibili) le esportazioni irlandesi sono cresciute del 13% rispetto allo stesso periodo del 2013.

Ma bisogna leggere i dati
In realtà chi non è così propenso a dare all’export tutta questa importanza sono coloro i quali invitano a leggere con più attenzione i dati. Infatti bisogna sapere che l’export irlandese comincia a crescere nel 2009, per calare alla fine dello stesso anno e ricominciare a salire nel 2010. Poi si riabbassano molto nel 2013 e risalgono nel 2014. Certo ma, letti così, dopo le perdite del 2013, le percentuali enormi del 2014 acquistano un altro sapore. Più ridimensionato diciamo. Ancor più ridimensionato se si pensa che, pur in salita, ma i dati del 2014, in termini assoluti, non sono comunque paragonabili a quelli del 2010.

Quindi?
Quindi a cosa attribuire il miglioramento della bilancia commerciale irlandese? Non tanto all’aumento dell’export quanto, sembrerebbe, a quello che da molti è stato definito un vero e proprio crollo dell’import. Crollo che sembra essere cominciato nel 2009. Ma allora cosa ha trascinato questi livelli di crescita che, per molti parametri, sono stati addirittura superiori a quelli dell’economia cinese? Una parte non secondaria la si deve ai consumi interni cresciuti di oltre un +1,8%. E in parte alle politiche fiscali irlandesi su cui il governo ha dato ulteriore spinta. E qui sembra giocare un ruolo determinante il deficit pubblico. Considerando il periodo tra il 2008 e il 2013 il rapporto debito/PIL si è incrementato di quasi 100 punti. Senza entrare troppo nel tecnico diciamo che sebbene l’Irlanda abbia diminuito poi la spesa pubblica ha proseguito con l’avere grossi deficit. Il che dimostra che la crisi irlandese è stata, prima di ogni altra cosa, una crisi fiscale.

Cosa significa? Che le entrate fiscali sono diminuite in misura maggiore della diminuita spesa pubblica. Il paese ha speso di più a deficit e questo deficit ha aiutato a coprire la mancata entrata fiscale. Quindi niente tagli drastici (potevano essere ben peggiori) ma deficit. E questa è l’altra parola chiave con cui si cerca di spiegare la ripresa irlandese.

Diciamo che, quando è esplosa la crisi, l’Irlanda aveva comunque dei margini di manovra abbastanza alti rappresentati da un rapporto debito/PIL basso e un debito irrisorio. Mentre era in vantaggio, diciamo così, nel rapporto deficit/PIL. E, secondo molti esperti, la crescita dell’Irlanda sta proprio in questi ampi margini di manovra.
Per avere altre notizie sull’economia irlandese e sulle offerte di lavoro nell’Isola di Smeraldo consultare il sito www.lavoroinirlanda.it

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