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Investire sui terreni agricoli all’estero

Investire sui terreni agricoli all'estero si sta rilevando una scelta vincente. Soprattutto se si investe nei paesi dell'est Europa

Investimenti a lungo termine

Investire sui terreni agricoli all’estero si sta rivelando uno dei migliori investimenti a lungo termine. E, forse, questi andamenti dicono anche qualcosa sulle potenzialità occupazionali che l’agricoltura può contenere. Uno studio specifico e importante ha messo in luce come, su un periodo decennale, i terreni agricoli e destinati all’allevamento siano quelli a maggior potenziale di rendita.

Lo studio in questione è quello chiamato International Farmland focus  2014 riportato dal quotidiano Il Sole 24 ORE. Se può sembrare poco evidente, almeno come impressione iniziale, quale possa essere il collegamento tra investimenti e lavoro, in realtà il collegamento c’è eccome. Sapere dove e su quali settori si muovono gli investimenti la dice lunga su quei fattori di occupazione che da essi verranno messi in moto.

Lo studio

Come mette in luce lo studio, è evidente come, in periodi di facili e frequenti turbolenze, gli investitori hanno bisogno di mettere a frutto i loro soldi in asset (come si chiamano) che diano una certa garanzia e che, soprattutto, funzionino proprio da richiamo di ulteriori investimenti. E i terreni agricoli in senso lato sono quelli che rendono meglio degli altri. Un esempio abbastanza significativo arriva dall’Inghilterra: se il settore dei terreni residenziali ha fatto registrare una crescita del 135% su un arco di dieci anni, quello agricolo ha fatto registrare un aumento del 325%. Ma i paesi in cui investire nei terreni agricoli da maggiori soddisfazioni in termini di redditività e di apprezzamenti di valore, sono:
– Romania
– Montenegro
– Polonia

Fuori dall’Europa i paesi migliori sono:
– Brasile
– Mozambico
– Zambia

Quando è stato fatto questo studio (cioè pochi mesi fa) in Italia ancora non si parlava di togliere l’IMU agricola. Tassa che ha tenuto lontano gli investitori dal nostro paese.

Paesi in via di sviluppo

Che vi sia una generale inversione di tendenza rispetto all’agricoltura e al lavoro che ne può derivare non è cosa di questi ultimi mesi solamente. Già da qualche anno si registra un certo aumento di interesse da parte di molti grossi investitori nei settori agricoli soprattutto dei paesi in via di sviluppo. Quali che siano i motivi dietro questi investimenti ciò che è certo, per esempio, è che sono i paesi del Golfo che investono particolarmente in terreni agricoli in Africa. E massicci sono gli investimenti giapponesi in Brasile.

Non sono pochi i motivi che possono spiegare questo implemento di interesse rispetto ai terreni agricoli. Si tratta, in concreto, di investire nel vasto settore della produzione alimentare. Investire in terreni agricoli in previsione di farli diventare la base per approvvigionamenti alimentari significa cercare di prevenire la dipendenza da altri con una conseguente lotta di prezzi. In tal senso si può più facilmente capire come le professioni di cui più ci sarà bisogno saranno quelle legate all’agricoltura: sia le professioni più tradizionali sia quelle più tecnologiche.

E sono proprio i paesi in via di sviluppo che, avendo capito come l’approvvigionamento di generi alimentari sarà sempre più la priorità, sono in prima linea nel cercare di attirare gli investimenti esteri sui terreni agricoli. Uno scenario che la dice lunga anche su disegni geopolitici che ne deriveranno. Una nuova “colonizzazione” economica? Può essere visto che permettere un sempre maggiore ingresso straniero nella gestione delle terre significa spostare all’esterno un controllo che prima era nazionale (se si escludono i periodi di vera e propria colonizzazione).

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