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In Italia sempre meno investimenti stranieri

Da una parte ci sono i giovani industriali che vogliono far uscire da Confindustria quegli imprenditori che delocalizzano all'estero. Ma dall'altra un impietoso dato del Censis che parla di un crescente disinteresse verso l'Italia da parte degli investitori stranieri

Il sistema Italia è poco attrattivo
Si è spesso parlato di quanto siano importanti gli investimenti stranieri per l’economia di un paese. Certo non bastano ma è indubbio che, un sistema paese attrattivo anche per gli investitori che arrivano da fuori, sia un sistema che può giocare un ruolo importante in termini di competitività. E purtroppo l’Italia che si dibatte con percentuali di disoccupazione altissime, con burocrazia lenta, tasse poco stimolanti per chi fa impresa e, dunque, crea lavoro sta diventando sempre meno affascinante anche da questo punto di vista. Secondo dati recenti del Censis l’Italia ha perso il 58% di investimenti diretti esteri dal 2007. E sicuramente i recenti casi di corruzione legati a Expo e al Mose di Venezia hanno inferto un ulteriore e incalcolabile danno di immagine per il nostro paese. Del resto perché un investitore straniero dovrebbe scommettere sull’Italia? E alla luce di questi numeri la proposta dei giovani di Confindustria appare ancora più anacronistica, seppure legittima.

Qualche numero
I numeri di questo poco promettente “declino” sono stati riportati anche da Il Sole 24 ORE e non lasciano certo ben sperare. Numeri che evidenziano come i due anni peggiori siano stati il 2008 e il 2012. Nel 2008 i disinvestimenti hanno cominciato ad essere superiori ai nuovi investimenti e nel 2012 il debito pubblico ha spaventato ulteriormente. Secondo dati della stessa Confindustria pare che l’Italia possegga, di tutto l’ammontare mondiale di investimenti esteri, un misero 1,6%; superata anche dalla Spagna che, seppure non messa certo benissimo, fa registrare un 2,8%. Davvero messo male il nostro paese, sia in termini assoluti sia se confrontati con i dati della Gran Bretagna e il suo 5,8%.

I fattori scoraggianti
Tanti, troppi sono i fattori scoraggianti che tengono lontani gli investimenti stranieri in Italia. E che, di conseguenza, fanno apparire ancora più lontana una ripresa economica e del mercato del lavoro. In una classifica di attrattività il nostro paese è addirittura al 65° posto. Le cose che respingono maggiormente i capitali stranieri? Costi e tempi per mettere in piedi un’attività, permessi edilizi macchinosi, burocrazia, costi energetici. In Europa sembra davvero che, da questo punto di vista, messi peggio dell’Italia ci siano solo Romania, Grecia e Repubblica Ceca. Ma se ancora non fosse chiaro ecco alcuni esempi pratici che possono spiegare meglio cosa significhi tutto ciò nella vita pratica di chi fa impresa: per mettere insieme tutti i permessi e le licenze necessari per aprire un’attività in Italia occorrono, in media, 233 giorni contro i 97 della Germania. Ancora più impressionante il confronto tra Italia e Germania per quanto riguarda i tempi di risoluzione giuridica legati a controversie contrattuali: 1185 giorni in Italia e 394 in Germania.

Situazione schizofrenica
Ma lo stesso rapporto mette in luce come il mondo abbia bisogno di “italianità”, spiegando forse anche il motivo per cui molti italiani (imprenditori ma non solo) se ne vadano all’estero. La qualità di alcuni nostri prodotti manifatturieri è universalmente riconosciuta ed è il motivo principale  per cui alcune aziende esportano ed esportano anche bene. Sempre secondo lo stesso report l’Italia è pur sempre l’11° paese esportatore del mondo. Insomma l’Italia ha successo all’estero e questo qualcosa deve pur dire.

Italiani nel mondo
Al di là di ogni considerazione sociologica che si può fare riguardo alla tendenza alla crescita nei numeri dell’espatrio, lasciamo parlare le cifre: 60 milioni sono gli individui residenti all’estero e di origine italiana; 4,3 milioni gli italiani residenti all’estero; oltre 20mila le aziende controllate da proprietà italiane sparse nel mondo e che danno da lavorare a oltre un milione e mezzo di persone. E purtroppo, senza voler essere classisti, uno dei problemi maggiori del nostro paese è il grado di istruzione: troppo bassa la percentuale di laureati italiani rispetto a quelli di paesi come Gran Bretagna, Francia e Germania. E anche questo è un dato che dovrebbe far riflettere: la poca sinergia tra sistema formativo e mondo del lavoro.

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