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Il successo degli stage alla UE

Un quinto delle domande di partecipazione agli stage presso le istituzioni comunitarie arriva dall'Italia. Cosa c'è dietro questi numeri?

Noi di lavorareallestero.it abbiamo pubblicato qualche articolo sui diversi stage all’Unione Europea, e non a caso. Qualche settimana fa, la versione online del quotidiano Il Fatto Quotidiano, ha pubblicato un interessante articolo dal titolo “Bruxelles, fuga dall’Italia per uno stage UE. Più 30% di ragazzi emigrati”.

Secondo i dati forniti anche dal gruppo chiamato “Giovani Italiani Bruxelles” oltre un quinto delle domande di partecipazione a stage e tirocini dell’UE arriva dall’Italia. Questo gruppo, nato lo scorso gennaio, è composto da ragazzi e ragazze under 30 che si sta muovendo concretamente affinché le istituzioni facciano davvero qualcosa di concreto per il problema della disoccupazione. Alcuni di loro hanno anche organizzato un incontro al Parlamento Europeo con alcuni rappresentanti politici proprio per affrontare quello che, a tutti gli effetti, sta diventando un fenomeno drammatico.

I dati parlano chiaro, come riporta anche l’articolo in questione: su 10747 domande per partecipare agli stage comunitari, 2535 arrivano proprio dall’Italia. Numeri che non dovrebbero stupire se si pensa che, attualmente, oltre un giovane su tre, qui da noi, non lavora e che, solo nel 2012, i ragazzi che se ne sono andati dall’Italia sono aumentati del 30%; un vero e proprio esodo.

Qualche mese fa il Consiglio Europeo ha dato vita a quella che è stata chiamata la “Garanzia Giovani”: iniziativa in base alla quale tutti i giovani di meno di 25 anni, dovrebbero poter godere del diritto di contare su una offerta di lavoro, formazione o stage, entro i quattro mesi successivi alla conclusione del loro ciclo di studi. Un’utopia? Speriamo di no. Intanto, per questo progetto, l’Unione Europea ha stanziato 6 miliardi di euro: numeri ridicoli, ma sempre meglio di niente. Comunque, tutto ciò, può spiegare il successo degli stage alla UE, oltre al fatto che questi tirocini, spesso, prevedono uno stipendio che arriva a 1200 euro; una chimera per chi resta in Italia.

Certo non consola pensare che, da sempre, gli italiani siano un popolo di emigranti. La nostra storia è, certamente, fatta di uomini e donne che hanno lasciato il loro paese per trovare fortuna all’estero: ciò che cambia è la composizione di queste ondate migratorie, le motivazioni e le qualifiche professionali e di studio che caratterizzano i “nuovi emigrati”.

A tal proposito segnaliamo un interessante sito emigrati.it, l’Associazione Internet degli Emigrati Italiani. Si tratta di un sito ricco sia di informazioni utilissime (come quelle relative alla controversa questione dell’iscrizione all’AIRE ) ma anche di moltissime notizie storiche riguardanti diversi aspetti dell’emigrazione italiana all’estero. Davvero interessanti le pagine dedicate ai diversi paesi dell’emigrazione italiana, tra cui Argentina, Australia, Brasile e USA.

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