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Il sistema Svezia

Il sistema Svezia è preso spesso a modello di riuscita socio-economica. Perché? Perché sembra essere una riuscita via di mezzo tra il socialismo e il liberismo. Senza essere né l'una né l'altra

Una situazione economica invidiabile
Quella svedese sembra essere un’economia davvero in ottima salute. Tanto che, recentemente, il sistema fiscale ha potuto permettersi di tagliare le imposte sugli utili aziendali e il governo ha potuto dar vita ad ulteriori investimenti infrastrutturali e sulla ricerca. Mentre altri paesi si dibattono sul problema della spesa pubblica, la Svezia pare seguire la strada opposta: ecco gli investimenti pubblici a sostegno delle imprese. Sebbene talvolta possano lasciare perplessi, le classifiche hanno comunque un perché e un significato; dunque è importante che secondo il World Economic Forum la Svezia sia al quarto posto in termini di competitività; nell’indice che misura la creatività economica è quinta; prima in quello che misura la capacità tecnologica; quarta in quello che misura l’indice di corruzione. Potremmo continuare ma pensiamo che già così ci siano abbastanza indizi per capire come tutti questi fattori contribuiscano anche al benessere economico. A contribuire a spiegare tutto ciò vi è anche la capacità che la Svezia ha avuto nell’adattarsi al cambiamento e, soprattutto, nell’investire in ricerca e innovazione.

Questo è il sistema Svezia
Cioè la capacità di mettere insieme un sistema di solidarietà sociale solido a braccetto con la competitività; libertà e un senso di uguaglianza; socialismo e liberismo. Sembra impossibile ma, qui, ci sono riusciti. Eppure quando si parla di socialismo bisogna però capire che qui, un certo spirito egualitario non ha avuto come effetto un livellamento verso il basso: basti pensare che, facendo le dovute proporzioni (la Svezia ha pur sempre solo poco più di 9 milioni di abitanti) qui ci sono più miliardari che in Francia, per esempio. Un modello, quello svedese, che può essere definito social-liberista. Sembra facile ma altrove non succede nello stesso modo. In Svezia riescono ad andare a braccetto un’azione governativa che incentiva il capitalismo senza però regolamentarlo eccessivamente. Come riescono ad andare a braccetto tasse decisamente alte ma utilizzate per creare un sistema di welfare che diventa un vantaggio per tutti. E tra i servizi in cui la Svezia spicca vi sono le infrastrutture e l’istruzione;

Grandi e piccole industrie
Certo vi sono degli aspetti che, di primo acchito, possono essere difficili da capire o da accettare. Per esempio il fatto che in Svezia ci sia indubbiamente un occhio di riguardo per le grandi imprese più che per quelle medio-piccole; in un paese così poco popolato si trovano, tanto per fare un esempio, colossi come Ericsson e Ikea, Elettrolux e Volvo. Questo può sembrare “crudele” ma è ciò che ha fatto del sistema industriale svedese un qualcosa si estremamente votato all’internazionalizzazione e all’export che, non a caso, pare valere quasi il 50% del PIL nazionale. Una filosofia che, in un certo senso, si riflette anche sul lavoro. In Svezia, un po’ come accade in Danimarca con la famosa “Flessibilità sicura”, a venire salvaguardato è il lavoro più che il posto di lavoro. Certo non è tutt’oro quello che luccica: infatti a fronte di un mercato del lavoro generalmente sano, vi è però una situazione non facilissima per gli immigrati e una disoccupazione giovanile che è la più alta tra quelle scandinave.

Euro sì o euro no
Argomento delicato ma sono in molti a sostenere che il sistema Svezia funzioni perché il paese non è nell’area euro. Secondo il Ministro delle Finanze il fatto di essere fuori dalla moneta unica ha costretto la Svezia ad imporsi una maggiore disciplina. Per ora questo ha portato ad un rafforzamento della corona svedese nei confronti di un euro in crisi. E l’atteggiamento euroscettico ( dal punto di vista della moneta) pare essere ben lontano dal cambiare. Comunque, come ricordato in un articolo de Linkiesta.it, il Ministro delle Finanze svedese Borg, nel 2011 è stato dichiarato dal Financial Times il miglior ministro delle finanze europeo. Quindi forse un po’ di ragione non si può non dargliela.

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