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Il lavoro part time in Europa

Il lavoro part time in Europa. Un fenomeno in continua crescita. E, sorprendetemente, anche per i ruoli manageriali

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Quadro generale

Il lavoro part time in Europa cresce. E rappresenta uno degli aspetti più considerevoli in quella che è la più generale trasformazione dell’intero mondo del lavoro. Un fenomeno, il part time, a cui molte aziende stanno ricorrendo anche per ruoli dirigenziali e manageriali. Si tratta di una tipologia contrattuale a cui si ricorre, in alcuni paesi, non solo per cercare di dare maggiori possibilità a chi, diversamente, non troverebbe altre occupazioni, ma anche per rivedere l’intera organizzazione aziendale. In Europa il paese che ricorre maggiormente a questa forma contrattuale è l’Olanda, in cui è oltre il 48% la percentuale di lavoratori part time

Un fenomeno non solo lavorativo

Parlare del lavoro part time in Europa significa analizzare un fenomeno che sta, sempre più coinvolgendo i lavoratori, uscendo da quella sorta di nicchia di serie B in cui sembra aver navigato fino a non molto tempo fa. Se in alcuni casi è una tipologia contrattuale rivolta soprattutto a donne e lavoratori non necessariamente qualificati, ora è qualcosa a cui si ricorre anche per figure dirigenziali e manageriali. Perché il part time è qualcosa che riguarda l’intero vivere sociale e non più solo il mondo del lavoro. Nel nostro continente comunque ora un lavoratore su cinque ha questo tipo di contratto. In testa a questa classifica l’Olanda, come abbiamo detto. Specchio di una situazione in cui nei Paesi Bassi sono circa il 90% le aziende che hanno, nella loro forza lavoro un dipendente part time. A seguire la Svezia e poi, seppure con cifre molto inferiori, paesi come il Belgio, la Germania e la Gran Bretagna. Nonostante vi siano più che discrete differenze tra i vari paesi europei, è innegabile che la percentuale complessiva di lavoratori part time sia cresciuta in linea generale.

Perché le differenze

Sono moltissimi i motivi che possono aiutare a spiegare il perché di queste differenze all’interno dei paesi europei. E, se è innegabile che vi siano anche differenze legislative, non poco peso ha l’intero sistema sociale. Nei paesi in cui, per esempio, i vari servizi all’infanzia funzionano bene, le donne possono più facilmente ricorrere al part time anche quando occupano posizioni professionali di tipo dirigenziale. Vi sono poi, anche questo è innegabile, tutta una serie di differenze culturali e di approccio rispetto al lavoro part time. Interessante è anche notare come, in un certo senso, il part time sia ancora un fenomeno femminile. La media europea parla di 32% di lavoratrici part time e di 8% di lavoratori. Senza entrare troppo nello specifico dei numeri si può comunque affermare che nei paesi più avanzati da questo punto di vista, le proporzioni si mostrano meno evidenti.

Anche i dirigenti

Il part time in Europa cresce e una delle novità del fenomeno è quella che vede coinvolti anche i dirigenti. Un’indagine condotta a livello europeo ha evidenziato un dato interessante: il 26% delle aziende interpellate ha nel suo staff più di una persona che lavora part time pur avendo ruoli manageriali e altamente qualificati. Tecnologia e possibilità di lavorare in rete hanno certamente un peso su tutto questo ma, come abbiamo visto, non solo. Lo dimostra il fatto che anche in questo caso sia l’Olanda a guidare la classifica. In questo paese è bel il 47% la quota di imprese ad avere nel suo interno almeno un manager part time. Il che dimostra come l’intero sistema di assistenza sociale funzioni bene per poter consentire questa soluzione. Gran Bretagna e Germania, pur distanziate anche in questo, sono comunque due paesi in cui il ricorso al part time anche per i manager è superiore alla media europea.

Certo vi sono moltissime cose che ancora devono cambiare. È innegabile che nella maggioranza dei casi vi siano gap sostanziali a livello di avanzamenti di carriera o di complessità delle mansioni che ci si vede assegnati. Ma molte cose si stanno muovendo, soprattutto a livello di percezione. Ma senza dubbio si tratta di un fenomeno che sta crescendo e che ha impatti in molti aspetti come, per esempio, la possibilità di far lavorare un maggior numero di persone e, per i datori di lavoro, di modulare più facilmente le risorse umane a seconda delle esigenze di mercato.

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