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Il lavoro in Islanda? Lo da la cultura

Mentre da noi la parola cultura sembra aver perso la dignità di professione e anche di valore economico, c'è chi fa esattamente il contrario. E i risultati non mancano

Un paese che è ha avuto enormi problemi
E l’Islanda non è un paese che di problemi non ne abbia avuti. Anzi era solo il 2008 quando qui si è arrivati al vero e proprio tracollo. Quindi stiamo parlando di un paese che si è confrontato con la crisi più dura e interrogato su cosa fare per uscirne. E, mentre noi, tagliamo sulla cultura in tutti i modi possibili e immaginabili, l’Islanda ha individuato in questo settore ciò che poteva ribaltare la situazione. Sempre facendo le debite proporzioni in termini di estensione territoriale e numero di abitanti, è comunque interessante riportare alcuni dati relativi agli investimenti in ambito culturale. Come riporta la testata presseurop i ritorni economici di questo comparto sono il doppio di quelli rappresentati dall’agricoltura e quasi prossimi a quelli della pesca: e questa è la prima fonte di entrate con un ottimo export.

Una donna dietro questo successo
Stiamo parlando della Ministra della Cultura che, in modo forse per noi tanto incomprensibile da rasentare la fantascienza, aveva messo al centro della ripresa economica la cultura e gli artisti. Questione di scelte. Il paese ha sì svalutato la sua moneta e ha lasciato in braghe di tela il sistema bancario, ma ha visto migliorare le sue performance economiche proprio grazie alla cultura. Certo non c’è solo quello dietro ad una crescita che oggi supera il 3% ma c’è anche questo.

Finanziamenti
Nel corso degli ultimi anni l’Islanda ha operato con una politica a due binari: da una parte ha tagliato le spese dei ministeri (quindi anche in termini di persone) ma ha incrementato gli investimenti e i co finanziamenti per moltissimi progetti culturali, piccoli o grandi e indipendenti. Un esempio di sinergia tra pubblico e privato.

Spazio alla musica
Forse l’Islanda non è il primo paese a cui si pensa quando si parla di musica. Eppure, mentre da noi vengono levate dai programmi scolastici materie come la storia dell’arte e si discute di ridurre drasticamente anche l’insegnamento della filosofia, in Islanda sarebbe l’80% la percentuale di giovani che suonano uno strumento e vengono eruditi sui fondamenti musicali anche a scuola. E l’Islanda sta sempre più diventando un laboratorio in tal senso. È sempre la testata di cui abbiamo parlato prima a ricordare come nel 2006, qui, abbia avuto vita un ente specifico per la promozione della musica islandese all’estero. Alla guida di questo ente l’ex batterista dei Sugarcubes, gruppo musicale che vide l’esordio della celeberrima Bjork. E, secondo alcuni dati, grazie anche a questo supporto, nel 2012 sono state 43 le band islandesi che sono riuscite a esibirsi oltre confine.

Rinascimento culturale
Negli ultimi anni in Islanda si è assistito davvero ad una specie di rinascimento che ha avuto la cultura e la creatività in genere come protagoniste. Non a caso il paese ha acquisito un ruolo sempre più importante in settori sì tecnologici, ma che di creatività vivono, come la produzione di nuovi software e di videogiochi. Il governo aveva, già da un po’, introdotto poi una legge che prevede un più che parziale rimborso per le spese sostenute nella produzione di pellicole girate qui. E non sono mancati i grossi nomi della regia che hanno pensato all’Islanda come set per le loro opere: Ridley Scott è uno di questi. Oltre a ciò, e questo davvero farebbe strabuzzare molti italiani, ogni anno circa 60 scrittori ricevono un sostegno governativo.

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