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Il futuro del lavoro

A fine gennaio si è tenuto a Davos il World Economic Forum e si è parlato anche di futuro del lavoro. Ma cosa si è detto davvero?

Quadro generale

Vediamo, tanto per cominciare, qual è il quadro generale uscito dallo scorso World Economic Forum riguardo il futuro del lavoro. Lo scenario sembra essere un po’ schizofrenico. Se, da una parte, si prefigura la perdita di ben 5 milioni di posti di lavoro a causa della sempre più massiccia diffusione di robot e altissima tecnologia, dall’altra saranno proprio i settori più tecnologici a creare le maggiori opportunità. Il futuro del lavoro sembra essere sempre più in questi settori:
– genetica
– biotecnologia
– robotica
– nanotecnologia

Tutto ciò è quello che emerge dal Forum che, non a caso, ha avuto come tema principale quella che è stata chiamata la Quarta Rivoluzione Industriale. Un profondo cambiamento di paradigmi culturali e produttivi che porteranno ad un sostanziale cambiamento di competenze richieste ma anche ad una vera rivoluzione dei vari modelli di business.

Ma quarta rivoluzione industriale e futuro del lavoro sono stati solo due degli argomenti del Forum. Argomenti che si sono intrecciati inevitabilmente con altre due tematiche: l’economia cinese e mercati emergenti. Se pensate che questi argomenti non abbiano interesse per le persone comuni vi sbagliate di grosso. Ormai questi macro settori economico-finanziari sono imprescindibili dalla quotidianità di noi comuni mortali e determinano pesantemente quello che sarà il futuro del lavoro. Basti pensare a quale impatto può avere, appunto, il rallentamento dell’economia cinese e quello dei mercati emergenti.

Future of the Jobs
Future of the Jobs, Futuro del Lavoro appunto è anche il titolo di una ricerca realizzata proprio per il Forum di Davos. Tale ricerca si prefigge di disegnare quello che può essere l’insieme delle dinamiche evolutive del lavoro da qui al 2020. Studio che si basa su una serie di indicazioni e considerazioni fatte dai responsabili delle risorse umane di oltre 350 tra le maggiori imprese mondiali. Imprese che occupano oltre 14 milioni di lavoratori. Certo si può pensare che 13 milioni di persone non siano indicativi. E anche qui ci si sbaglierebbe a pensarla così. Perché, che piaccia o no, si sta parlando di aziende che si trovano in paesi che, in un certo senso, fanno un po’ il bello e il cattivo tempo, come USA, Germania, Giappone, Cina e India.

In particolare si sono analizzati settori come:

– finanza
– ICT
– logistica
– energia
– commercio
– comunicazione
– costruzioni

Settori, come è facile intuire, strettamente legati fra loro e, in un certo senso, strategici. Per tutti i settori si è arrivati alla conclusione che demografia e tecnologia saranno i principali fattori di cambiamento delle dinamiche lavorative. Cambiamenti che si faranno sentire soprattutto nei prossimi tre anni. Cosa comporta questo nel futuro del lavoro? Creazione di due milioni di nuovi posti di lavoro e la perdita di sette milioni di posti di lavoro. Maggiori perdite si avranno nei settori amministrativi e produttivi mentre cresceranno le opportunità (che non compenseranno le perdite però) in settori come finanza, management, informatica e ingegneria.

Nuove competenze

Futuro del lavoro e nuove competenze vanno di pari passo. Secondo quanto emerso la quarta rivoluzione industriale avrà impatti pesanti, sia positivi sia negativi. La sempre più massiccia digitalizzazione dei processi industriali imporrà sempre più anche un cambiamento culturale. Tanto per cominciare sarà sempre più necessario implementare i laureati in materie quali scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Cosa questa che disegna una necessità sempre più impellente, per le aziende, di assumere professionisti qualificati e di investire nelle competenze.

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