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Il costo della fuga dei laureati

Il costo della fuga dei laureati italiani all'estero costa all'Italia oltre 23 miliardi

Un costo non solo umano

Anche se può sembrare cinico quantificare il fenomeno, il costo della fuga dei laureati italiani all’estero non è solo un costo in termini di risorse umane. È stato quantificato in 23 miliardi il costo che l’Italia paga vedendo emigrare all’estero tanti laureati. Ragazzi e ragazze che, dopo un percorso di studi in Italia, spesso in scuole pubbliche, va a lavorarepost laurea in paesi come la Germania e l’Inghilterra. Che beneficiano così di giovani, preparati, che hanno beneficiato delle scuole italiane. Un fenomeno di cecità anche economica quello del nostro paese non capire che ci sarebbe tutto l’interesse a valorizzare coloro sui quali lo stato, attraverso la scuola pubblica, ha contribuito a formare.

Un vero regalo agli altri paesi

Il costo della fuga dei laureati italiani all’estero, oltre che una perdita di risorse umane, rappresenta un costo enorme oltre ad essere un prezioso regalo fatto agli altri paesi. In parole più semplici è come se i soldi dei contribuenti italiani, che contribuiscono al funzionamento delle scuole pubbliche, venissero girati pari pari alle economie di paesi come Germania e Inghilterra. Paesi che accolgono e fanno lavorare (cioè mettono a frutto) la preparazione di tanti nostri ragazzi laureati.

Education at a Glance 2014

Questo il nome del rapporto OCSE che quantifica il costo della fuga all’estero dei laureati italiani. Tra gestione di scuole e stipendi per gli insegnanti (nelle scuole pubbliche) i costi che i contribuenti italiani sostengono, sono così ripartiti per studente ogni anno:
– 6000 dollari per una scuola materna pubblica
– 8000 dollari all’anno per la scuola elementare
– 9000 dollari per medie e superiori
– 10000 dollari per l’università

Le cifre sono in dollari perché è questa la valuta di riferimento del rapporto OCSE. Tirate le somme si capisce che far arrivare un ragazzo o una ragazza alla laurea ha, per i contribuenti italiani, un costo annuo di centinaia di migliaia di euro. E se questo laureato o questa laureata vanno poi a lavorare all’estero si capisce la beffa e la poca lungimiranza del nostro paese. Se vogliamo rendere ancora più chiara la portata economica di questo fenomeno, è come se, solo nel 2013, l’Italia avesse investito in Inghilterra qualcosa come 1,5 miliardi. Investimento però che torna utile solo all’Inghilterra che fa lavorare e prende le tasse da queste ragazzi. Semplice no?

E il fenomeno del costo della fuga dei laureati italiani all’estero è in continua crescita. Lo conferma anche l’Istat che tra 2009 e 2013 ha visto salire la percentuale da 19% a oltre il 24%. Sono dati davvero impressionanti che descrivono qualcosa di simile ad un vero e proprio trasferimento di capitali a fondo perduto.

Fenomeno in realtà maggiore

In realtà l’entità del costo della fuga dei laureati all’estero potrebbe essere maggiore. Infatti l’Istat, come tutte le altre rilevazioni ufficiali, non tengono conto di ciò che ufficiale non è; come per esempio il numero di chi espatria ma non ne da comunicazione all’anagrafe. Basti pensare che, due anni fa, il numero di chi ufficialmente aveva lasciato l’Italia era di quattro volte inferiore a quello degli italiani che avevano preso il NIN inglese, cioè il codice fiscale britannico. Stessa cosa in Germania. Fonte La Repubblica

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