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Il Canton Ticino dice no ai frontalieri

Il Canton Ticino dice no ai frontalieri. Questo è l'esito del referendum

frontiera svizzera
La situazione

Il referendum che si è svolto ieri parla chiaro: il Canton Ticino dice no ai frontalieri. Anche se l’affluenza alle urne è stata “solo” del 45%, ben il 58% dei partecipanti al voto si è espresso per una fortissima stretta sull’arrivo dei lavoratori italiani. Lavoratori che, lo ricordiamo, sono ogni giorno più di 60mila. Mala tempora currunt e anche qui, come ormai da tempo, le formazioni politiche di destra, cavalcano l’onda della chiusura delle frontiere. Nonostante ripetuti appelli e analisi, fatte anche da molte associazioni imprenditoriali, i lavoratori stranieri sono visti come un pericolo. E così al referendum il Canton Ticino dice no ai frontalieri.

Il referendum prende le mosse da un appello che ha un nome che ricorda molto gli slogan di alcuni nostri politici. “Prima i nostri” è infatti il nome della campagna che, negli intenti di chi l’ha promossa, vuole mettere in luce la necessità di privilegiare la manodopera svizzera in materia di assunzioni. Promotore del referendum il partito di destra dell’Udc che, come fanno da noi moli leghisti, vorrebbe chiudere le frontiere agli italiani che vanno nel Canton Ticino per lavorare.

Il referendum del Canton Ticino non è una sorpresa come lo è, del resto, il suo risultato che rimarca, sostanzialmente, quando già espresso dalla consultazione di due anni fa. Anche allora però, il risultato si è scontrato con la difficoltà di rinegoziare alcuni accordi in tema di “libera circolazione delle persone”. Cosa che, molto probabilmente, accadrà anche con questo referendum con cui il Canton Ticino ha detto no ai frontalieri. Resta comunque il fatto che il clima che si respira non è bello per nulla.

Quale l’accusa contro i lavoratori italiani

Ancora e sempre l’accusa che viene mossa ai frontalieri è quella di portare via il lavoro agli svizzeri e di contribuire pesantemente al fenomeno del dumping, cioè della riduzione dei salari. Per altro alcune voci critiche si sono alzate proprio da alcuni imprenditori del Canton Ticino che lamentano il fatto che molti svizzeri, soprattutto giovani, siano in realtà molto poco disposti ad accettare molte offerte di lavoro. Il discorso è sempre lo stesso: guerra tra poveri e lavoratori l’un contro l’altro armati.

Chi sono i forntalieri

Ricordiamo, giusto per chiarezza, i numeri del fenomeno emigratorio frontaliero che coinvolge, ogni giorno:
– 25mila persone dalla provincia di Varese
– 22mila dal comasco
– il resto da lecchese, Valtellina, Verbano

Il presidente dell’Associazione dei Frontalieri si affretta a rassicurare che, nell’immediato, difficilmente succederà qualcosa. A decidere su queste materie è sempre il governo centrale di Berna che, però, viene con questo referendum ulteriormente sollecitato a prendere provvedimenti in materia di lavoro. Che tutto ciò diventi legge non sarà né facile né immediato. Restano però forti preoccupazioni riguardo il clima in cui si ritroveranno a lavorare molti lavoratori italiani. Anche perché, è innegabile, è vero che ci sono casi di persone che accettano di lavorare per paghe molto basse. Ma, in quel caso, di chi è la responsabilità? Del lavoratore?

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(2) Commenti

  1. Gli svizzeri e ancor piu i poveri ignotantotti dei ticinesi non hanno mai brillato per intelletto proprio…. hanno sempre vissuto sulle capacita’ degli italiani e degli stranieri che sfruttano a loro piacimento.

  2. Se i ticinesi possedessero un minimo di cervello e capacita’ decisionale non servirebbero i frontalieri….. ma dato che sono dei poveri caproni beh senza di noi scoppiate!

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