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Il Brasile non cresce più

terra di grandi opportunità, crescita economica strabiliante. Ma qualcosa sta cambiando. Vediamo cosa succede

rio de janeiro

Risultati contrastanti
Il Brasile non cresce più o, almeno, si ferma rispetto ad alcuni incredibili risultati ottenuti nel corso degli ultimi anni duranti i quali il PIL aveva fatto registrare crescite da record. Gli economisti chiamano l’andamento economico del paese “il salto della gallina”. Indicando con questo un animale che spicca un piccolo salto in alto ma poi viene riportata a terra dalla sua stessa fisiologia e struttura. E c’è già chi parla di recessione. Se ci si limita al parametro più usato (ma non sempre veritiero) per valutare lo stato di salute del paese effettivamente si vede come il Brasile non cresce più. Impietosi i confronti tra il 2010 con un +7,5% e il misero +0,1% di soli quattro anni dopo. Una parabola discendente per la verità progressiva e non improvvisa.

Mercato
Anche il mercato sembra confermare questo momento non proprio positivo per l’economia brasiliana e ormai non smette di correggere al ribasso le prospettive di crescita. Del resto è la stessa Confindustria brasiliana a dover prendere atto della stessa produzione industriale scesa di otto punti percentuali dal 2010 al 2014. Parallelamente a questo, e abbastanza logicamente, si sta registrando un aumento della disoccupazione già risalita all’8% rispetto a due anni fa.

Ma di chi sono le responsabilità? Se il governo, come da prassi, cerca di spiegare tutto ciò con il generale peggioramento del contesto economico internazionale, economisti e analisti sono invece più propensi a sottolineare le mancanze interne. E puntano il dito su un eccessivo aumento della spesa pubblica e un male organizzato intervento pubblico sull’economia in genere. Insomma ancora una volta si fa strada l’eterno conflitto tra intervento statale e liberismo economico. Certo ci sono dati incontrovertibili che fanno vedere come, in effetti, il contesto internazionale abbia avuto il suo peso sul rallentamento dell’economia brasiliana. Riportiamo alcuni dati pubblicati dalla rivista Limes: nel 2010 il Brasile cresceva del 7,5% mentre l’economia mondiale cresceva del 5,2%. Nel 2014, con una crescita internazionale scesa al 3,4%, anche il Brasile passava ad un contenuto 3%. Quindi un legame c’è davvero.

Il Brasile, non dimentichiamolo, è tra i maggiori produttori di minerali ferrosi e soia, elementi importantissimi per la sua economia. Alla luce di questo si può facilmente capire quale impatto negativo abbiano i crolli dei prezzi delle commodities (tra cui minerali e soia). Stesso discorso si può fare per il calo del prezzo del petrolio che molti problemi sta recando alla compagnia statale Petrobras che non riesce ad avere profitti.

Ma le colpe sono anche interne
Ma se è innegabile che il contesto internazionale stia influendo non poco sulla fermata della crescita brasiliana, è altrettanto innegabile che qualche colpa interna c’è. Cosa evidente soprattutto se si confronta l’andamento dell’economia brasiliana con quella degli altri paesi sudamericani negli stessi anni. Mentre il Brasile fatica, Colombia, Messico, Perù e Cile fanno decisamente meglio con una crescita complessiva di quasi il 5%. Di sicuro una cosa influisce negativamente: il pessimismo. Quando si hanno aspettative negative certo non si crea un clima favorevole agli investimenti. Ora c’è da capire quanto ci sia di economico in questo pessimismo e quanto ci sia di politico. Del resto, si sa, agli imprenditori l’attuale governo piace poco.

Cosa è accaduto
Secondo molti esperti, tra le cause di questa incerta situazione economica brasiliana, ci sarebbe il fatto che il governo ha mollato la presa su tre fattori importanti:
– controllo dell’inflazione
– cambio flessibile
– rigore fiscale

Fattori che avevano, in parte contribuito alla crescita degli anni precedenti. L’attuale governo è accusato di avere preferito un’espansione economica eccessiva (aumento della spesa pubblica) e uno stimolo al consumo troppo fittizio per essere strutturale.
La cosa tra le più preoccupanti è la diminuzione degli investimenti stranieri che stanno facendo registrare un’emorragia ancora maggiore rispetto a quella registrata nel 2008. A seguire anche la svalutazione della valuta brasiliana che, se da un lato ha influito sull’inflazione, non ha influito altrettanto positivamente sull’export.
La sfida ora è quella di intraprendere davvero la strada per la miglioria delle infrastrutture, tornare attraente per gli investitori stranieri e fare ricorso a risorse umane straniere per venire incontro a necessità lavorative non ricopribili da risorse interne

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