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Giappone: economia e Giochi Olimpici

Il Giappone sta rinascendo grazie ad una politica che non piace per nulla alla Germania: infatti è il contrario della ricetta teutonica del rigore. E i risultati cominciano a vedersi. Ulteriore sviluppo a economia e lavoro sta per arrivare dall'assegnazione a Tokyo come sede dei Giochi Olimpici

Sembrerà quasi banale ma le parole Giappone, economia e Giochi Olimpici sono, oggi, indissolubilmente legati le une alle altre. Economia in ripresa, la designazione di Tokyo come città ospitante dei Giochi Olimpici del 2020 e settori che vedranno ingenti investimenti e opportunità di lavoro. Questo in sostanza il filo rosso.

Che cos’è l’Abenomics
Con questo termine si designa il tipo di politica economica che il Primo Ministro Shinzo Abe sta adottando per far uscire il Giappone da una crisi di non breve durata. In realtà non si tratta di nulla di nuovo, avendo questa ricetta un sapore keynesiano: sostanzialmente il governo giapponese ha adottato un ingente programma di stimoli fiscali insieme a diverse politiche monetarie di stampo espansivo. Sono poi partiti i negoziati per dar vita ad un accordo di libero scambio sia con gli USA sia con altri importanti paesi del Pacifico. E alcuni risultati già si vedono se è vero che, a giugno sono state rilanciate le esportazioni con una crescita del 4%. Certo ora si tratta di vedere se l’economia giapponese saprà affrontare in maniera strutturale una serie di problemi ancora al tappeto, ma i segnali di una ripresa ci sono tutti.

Nuova moneta e stimoli fiscali
Queste due principali azione economiche sono state definite da Loretta Napoleoni una sorta di big bang monetario. Il Giappone ha infatti dato vita ad una ingente “operazione di creazione di liquidità”. In pratica cosa è successo? Che il governo, per non indebitarsi ha dato alla Banca Centrale l’incarico di immettere soldi nell’economia comprando il debito pubblico. In pratica questi soldi saranno usati per ricomprare dalle stesse banche le obbligazioni del tesoro. E siccome è la Banca Centrale che si accolla il debito, le banche potranno tornare a fare quello per cui sono nate: aiutare l’economia reale. La sfida è tenere sott’occhio l’inflazione. Altro filone della Abenomics sono gli incentivi fiscali alle imprese che, con le esportazioni in crescita, devono far ripartire la macchina. Una ricetta non priva di ostacoli e rischi ma, in un certo senso, una vera rivoluzione.

Olimpiadi 2020
Abbiamo intitolato questo articolo Giappone: economia e Giochi Olimpici perché anche questo evento contribuirà a lanciare ulteriormente il paese del Sol Levante. All’argomento ha dedicato un articolo anche il Sole 24 ORE a firma Stefano Carrer. Per la testata economica i Giochi Olimpici avranno ulteriori effetti positivi sull’economia nipponica che si rifletteranno in una ripresa dei consumi e degli investimenti sia pubblici sia privati; oltre ad un massiccio programma di lavori infrastrutturali con tutto ciò che ne conseguirà in termini di business e lavoro. Vi sono settori già all’erta che beneficeranno di questo evento e che, presumibilmente, vedranno crescere la loro potenzialità occupazionale; essi sono il settore delle costruzioni, quello immobiliare, il turismo e il settore della sicurezza. Secondo alcuni analisti, come riporta il giornale, l’impatto economico potrebbe essere di circa 30 miliardi di dollari di cui la metà solo per Tokyo che vedrà la creazione di circa 85000 posti di lavoro.

Visti di lavoro
E se, come sperano molti, i Giochi Olimpici contribuiranno anche a rivoluzionare culturalmente il mercato del lavoro giapponese, potrebbe esserci una spinta all’internazionalizzazione. Se così sarà, vediamo cosa prevede per ora la legge nipponica sui visti di lavoro. Di base per lavorare in Giappone è necessario possedere una lunga esperienza lavorativa che dimostri una specifica e qualificata competenza e avere quello che si chiama “garante” giapponese sia esso un singolo o una persona giuridica. Ricordiamo che, in tema di visti lavorativi, il Giappone è uno dei paesi più fiscali e severi al mondo. I visti di lavoro vanno ottenuti prima di entrare sul suolo giapponese e tenendo conto che ve ne sono tantissimi, diversi a seconda dell’attività lavorativa che si vuole svolgere in Giappone. La cosa migliore è tenere conto dei siti istituzionali, in questo caso quello del Ministero degli Esteri Giapponese. Forse può essere utile sapere che, molto spesso, quando i giapponesi parlano di lunga esperienza lavorativa, intendono minimo dieci anni. In ogni caso essenziale è la figura del garante, cioè l’azienda che vuole assumervi. È infatti solo tramite lui che è possibile avere quello che le autorità dell’immigrazione chiamano “certificato di eleggibilità”.

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