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Freelance: lavorare con l’estero

Essere freelance oggi sembra un'opportunità per lavorare anche con indipendenza geografica. Un modo, anche, per lavorare con l'estero senza espatriare

Non per tutti l’espatrio è possibile
Vista la diffusione della rete e la tendenza, sempre più diffusa tra le aziende, di ricorrere al così detto outsourcing per determinati tipi di lavoro fa di molti freelance persone che possono lavorare con l’estero senza necessariamente lasciare il proprio paese. Non per tutti, infatti, l’espatrio è la decisione giusta. Ma le sempre più numerose piattaforme web che fanno incontrare la domanda con l’offerta via rete rappresentano un grosso cambiamento nel mondo del lavoro.

Mobilità e indipendenza
È quello a cui aspirano quei professionisti che hanno la possibilità di esercitare il loro lavoro in rete o, per lo meno, di poter utilizzare questo mezzo per “vendere” la loro competenza. Non solo una nuova geografia sociale del lavoro ma anche un modo per razionalizzare costi e spese: per chi lavora la possibilità di avere nel proprio computer l’ufficio e per le aziende quella di esternalizzare alcuni lavori che, anche per il carattere temporale, non necessitano di una vera e propria assunzione. Un tipo di lavoro che va incontro alle sempre più marcate esigenze di flessibilità e di diversificare collaborazioni e committenze.

Le piattaforme più interessanti
Molte sono ormai queste piattaforme con cui si incontrano le domande delle aziende con le offerte di freelance di tutto il mondo. Per questo dicevamo che questa è una soluzione per “muoversi” in ambito internazionale senza necessariamente trasferirsi: a muoversi è il lavoro più che il professionista. Tra le piattaforme più interessanti e, a detta degli utenti, più affidabili troviamo:
elance.com
freelancer.com
odesk.com
guru.com

Quali professioni
Oltre ad esperti in tecnologia, grafici e copywriter ci sono altre professioni che sembrano conoscere una particolare crescita, in termini di richieste. Si cercano sempre più professionisti nella redazione di testi, amministrativi e la nuova professione chiamata “virtual assistent”. E forse è proprio la richiesta di profili amministrativi a rappresentare la vera sorpresa. Lavori che si immaginano legati ad un ufficio sono in realtà sempre più dati all’esterno. Secondo un interessante articolo pubblicato da Panorama la piattaforma freelancer.com ha fornito i dati relativi ai 10 campi professionali più richiesti negli ultimi mesi. Li citiamo così come riportati:
Business Process Outsourcing
Article Submission
– Technical Writing
3D Modeling
Android
PowerPoint
WordPress
HTML5 Consulting
Illustrator design

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(3) Commenti

  1. Salve anche io sono interessato al freelance ma exstra UE, senza partita iva, ci sono dei limiti monetari?. e che tipo di tassazione, grazie

  2. Buongiorno,

    Lavoro per una startup con sede nel Regno Unito e cerco freelance che lavorino occasionalmente per noi dall’Italia.
    Per molti altri paesi sembra tutto molto semplice. Il freelancer manda una fattura, l’azienda paga, il freelance aggiunge il fatturato alla dichiarazione dei redditi come autonomo.

    In Italia sembra più complicato. Se una persona ha un lavoro da dipendente, può anche offrire occasionalmente servizi ad altre aziende? Com’è la procedura in questo caso?
    Per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi, come e da chi viene dichiarato il fatturato?

    Grazie mille in anticipo.

    • Buonasera,
      sono molto interessato alla sua offerta.

      Le lascio un riferimento al mio cv su stackoverflow: http://stackoverflow.com/cv/cirocorvino

      In questo momento sono alla ricerca di offerte di lavoro a corpo che si possano svolgere secondo le modalità tipiche del rapporto di lavoro freelance, e quindi flessibilità rispetto ai tempi ed alla sede di lavoro, piccoli progetti concordati di volta in volta, non solo con aziende Italiane ma anche con aziende di altri Paesi contando sulla lingua Inglese per comunicare.

      Infatti mi sto informando sulle procedure fiscali, che per ora rappresentano davvero l’ostacolo apparentemente più insidioso.

      In teoria la collaborazione tra un professionista Italiano ed un’azienda che risieda in uno Stato dell’UE richiede solo che il primo abbia una Partita Iva registrata nel Sistema dell’UE per lo scambio di informazioni sull’Iva (Vat), il VIES.

      Praticamente il professionista al momento di emettere la fattura con l’iva riporterà anche l’indicazione “Inversione Contabile” (Reverse Charge) per permettere all’azienda UE che pagherà la fattura di recuperare/decurtare quella stessa iva pagata in Italia, sulla contabilità iva del proprio Stato di appartenenza.

      Chiaramente per recuperare l’iva, l’azienda si dovrà premunire di verificare che la p.iva del professionista con cui collabora sia effettivamente registrata nel VIES.

      Per fare questa verifica sono presenti on line diversi programmi, ad esempio l’Agenzia delle Entrate Italiana rilascia questa pagina: http://www1.agenziaentrate.gov.it/servizi/vies/vies.htm?p=&s=GB

      Nella pagina a cui si accede dal link è sufficiente inserire la p.iva del professionista Italiano nel campo e verificare se per la Gran Bretagna va bene oppure no.

      Credo che oltre a questo per le aziende UE non ci siano altri oneri, però è meglio sentire un commercialista.

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