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È l’Islanda il paese ideale per le donne

Un paese in cui, in tutti i campi, sia lavorativi sia politici e civili, le donne hanno esattamente le stesse opportunità degli uomini

Un paese rosa
Che l’Islanda sia il paese ideale per le donne è la sua storia a dirlo. È infatti stato il primo paese (eravamo nel 1980) ad avere un presidente donna e un primo ministro donna e dichiaratamente omosessuale. Se questi due primi esempi vi sembrano poco, fermatevi a pensare a come siamo messi, da questo punto di vista in Italia. E sarà anche grazie a questo tipo di cultura che l’Islanda è il paese al mondo quello con il più basso tasso di diseguaglianza di genere. E sarà pur vero che stiamo parlando di un paese con poco più di 300.000 abitanti ma, forse, è arrivato il momento di dire che il numero di abitanti non è un alibi per considerarlo poco significativo. Anzi. E qui la parità di diritti e di opportunità, stabilita dalla Costituzione, non sono solo belle parole.

Qualche numero
Vediamo insieme alcuni numeri con cui viene messo nero su bianco il fatto che l’Islanda sia il paese ideale per le donne. Riportiamo alcune cifre presenti in un reportage di Donneuropa. Nel 2009 in Islanda si sono tenute le elezioni parlamentari. Ebbene durante questa tornata elettorale erano donne il 40% sia dei candidati sia degli eletti. Le condizioni stipendiali vedono una sostanziale parità, soprattutto nel settore privato. Stessa tendenza per quanto riguarda i percorsi universitari dove anche in facoltà ritenute (sbagliando) più maschili, come ingegneria un bel 40% di nuovi laureati sono donne. All’avanguardia anche alcune politiche sociali in cui il lavoro femminile non è penalizzato dalla gravidanza: sono tantissimi gli uomini che usufruiscono del congedo parentale quando nasce un figlio.

Una normale uguaglianza
Certo non significa che anche qui non vi siano casi di discriminazioni ma, a differenza che in altri paesi, diventano subito un problema da risolvere. Perché la parità di genere è qui argomento acquisito sia dai cittadini sia dalla politica. E la cosa diventa ancora più significativa se si pensa che questa clima culturale e sociale non è poi così vecchio negli anni. Certe conquiste risalgono agli anni ’70 quando, per esempio, la presenza delle donne nel mercato del lavoro islandese divenne cosa massiccia e reale, impattando anche sull’intero sistema sociale; dando vita agli asili e alle professioni ad essi legate. Tanto per dire come il lavoro femminile sia una particolare e specifico volano economico. E da qui anche l’abitudine, del tutto normale, di dare anche agli uomini la possibilità di curare i figli. Sembrano piccole cose ma possono davvero portare degli enormi cambiamenti sociali ed economici.

Lotte sociali e politica
Qui le lotte sociali e politiche che videro protagoniste le donne negli anni ’70 hanno generato una spirale virtuosa che non è mai stata più messa in discussione. certo anche le donne italiane hanno lottato, ma se si pensa, ad esempio, come una questione (aborto) diventata legge e diritto sia ora diventata, di fatto, un optional: sono ormai tantissimi i medici italiani obiettori di coscienza che, in pratica, rendono inattuabile una legge dello stato. Qui non è mai più stato messo in discussione quanto avvenuto nel memorabile 24 ottobre 1975: un immenso sciopero femminile che coinvolse sia la vita lavorativa sia quella casalinga. le donne, giusto per dire, si rifiutarono anche di cucinare e fare il bucato. Oltre 25mila donne si riversarono sulla capitale e da allora le cose sono cambiate e di molto. E i risultati furono che cinque anni dopo l’Islanda ebbe, primo paese, un presidente donna rieletta poi per tre volte.

Donne per uscire dalla crisi
Anche nel terribile 2008 fu una donna a tirare fuori dai guai il paese. Era l’anno nero dell’economia, l’anno in cui l’Islanda stava per colare a picco, con un PIL in caduta libera. Anche quella volta fu una donna primo ministro a evitare che il collasso che aveva colpito le banche islandesi colpisse l’intero paese. Nel giro di cinque anni, al 2013 anno della fine del suo incarico, sotto la sua guida, i maggiori indici economici dell’Islanda, compreso il PIL, erano tornati a crescere. Sembra niente? Provate a pensare a quali altri paesi, nei momenti di crisi, si affidano ad una donna e poi ne riparliamo.

Ora questo non significa che qui non ci siano problemi. Ma sicuramente l’Islanda è un paese in cui le donne hanno un ruolo importantissimo e, cosa fondamentale, le stesse identiche opportunità. Che non è davvero poco.

 

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