Ultime Notizie
logo lavorare all'estero

Lavorare all'Estero • Notizie

Notizie, informazioni utili ed offerte di lavoro all'estero

Dossier Singapore

Una città-stato che ha vissuto, e per certi aspetti ancora vive, uno dei dinamismi economici più strutturali e longevi al mondo. Più che un miracolo economico, una continua conferma

Qualche dato
Singapore è uno dei luoghi cardine dell’economia mondiale, del commercio e della finanza. Uno snodo quasi imprescindibile per l’intero pianeta dell’economia e del lavoro. Questa repubblica ha, tanto per dare un parametro, uno dei redditi pro-capite più alti tra quelli dei paesi cosidetti sviluppati e una crescita che, se non fosse continua e strutturale, sarebbe da definire da “economia in via di sviluppo” sottolineando con questa definizione una marcia continua. Un andamento che ha retto anche alle oscillazioni dovute alla crisi del 2008 ma che, tra discese e risalite, ha visto anche lo scorso anno un segno positivo sul suo PIL, attestatosi ad un più che lusinghiero +4%.

Libero mercato
Singapore è diventata il simbolo di quello che può fare, in termini di crescita, il libero mercato. E, se questo è sicuramente vero, non è però da dimenticare (anche se spesso lo si fa) il ruolo fondamentale che lo stato ha avuto e continua ad avere in tutto ciò. Singapore è la seconda economia più libera al mondo ma questo dato, non a caso, si inserisce in un quadro politico fatto di corruzione pari a quasi zero e strutture politiche trasparenti. A dimostrazione di quanto profonda ed efficace sia stata e continui ad essere la sinergia tra mercato e stato.

Un pò di storia
Per capire come mercato e stato abbiano camminato fianco a fianco nella crescita economica di questo paese è utile ripercorrere alcuni punti della sua storia. Singapore venne fondata nel 1819 e assunse subito un ruolo importante come porto dell’Impero Britannico. Le sue sorti seguirono quindi quelle della Gran Bretagna coincidendo anche con il suo declino come potenza mondiale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Gran Bretagna si indebolì ulteriormente tanto da decidere, nel 1958, di concedere l’indipendenza a Singapore. E qui ci fu il primo gesto di lungimiranza della classe politica di Singapore che, nella persona di Lee Kuan Yew decise di far entrare Singapore nella Federazione Malese. Alla base di questa decisione vi era la saggia consapevolezza che un piccolo stato potesse trarre giovamento economico solo se avesse potuto agire all’interno di una struttura politico-economica più grande.

Ma i problemi non mancarono, a causa di tensioni etnico-religiose. Al punto che Singapore venne espulsa dalla Malesia nel 1963 per divenire stato sovrano nel 1965. Costretta a camminare da sola il paese trovò proprio nella politica il fulcro del suo sviluppo. Una politica che, da allora, non ha mai smesso di avere un ruolo fondamentale nello sviluppo del paese. Fin da subito. Come dimostra il fatto che negli anni ’60  il suo PIl era circa la metà di quello giapponese e poco più di un decimo di quello Usa per crescere però di dieci volte nel corso dei successivi tre decenni. Tanto che, nel 2006, tale parametro era cresciuto tanto da diventare l’87% del Pil giapponese e il 70% di quello Usa. Numeri davvero impressionanti se rapportati ad una popolazione di soli 4 milioni di persone che, già negli anni 2000, avevano trasformato il paese nel 13° leader delle esportazioni.

Un mix di politica e libero mercato
E qui diviene, piano piano, evidente come questa crescita non sia spiegabile solo con il modello liberista. Per questo infatti il ruolo del governo dovrebbe limitarsi solo a quello di mantenimento della stabilità, creazione di infrastrutture e livello burocratico non invasivo. Con tutto il resto nelle mani delle decisione di mercato. Ma non è così, almeno a Singapore. Dove lo stato ha usato moltissimi sussidi per far sì che le multinazionali investissero in quei settori considerati strategici dallo stato, non dal mercato. E non è un caso che Singapore abbia un insieme di aziende pubbliche che, da sole, creano oltre il 40% del PIl nazionale. Un settore pubblico che impatta molto positivamente sull’economia intera.

E qui l’Agenzia per lo Sviluppo Economico (fondata dal governo nel 1961) ha funzionato davvero invece di rappresentare un carrozzone mangiasoldi. Suo scopo principale, allora come oggi, è quello di trovare investitori in giro per il mondo e dare assistenza effettiva agli imprenditori stranieri creando anche delle vere e proprie joint ventures. Basti pensare a cosa accadde anni fa con la zona industriale di Jurong: vero distretto industriale creato su terreni paludosi bonificati a spese del governo. E in anni più recenti le joint venture con leader quali la Canon e la Hewlett-Packard. L’Agenzia è in pratica il braccio operativo ma è il governo a decidere quali sono i settori strategici.

Alcuni interventi
Altri modi con cui è il governo a dare impulso all’economia sono tagli fiscali e co-finanziamenti per tecnologia e ricerca. Oppure veri monopoli gestionali come quello del settore edilizio. Il territorio di Singapore appartiene allo stato, tanto per fare un esempio. E questo ha consentito la costruzione di alloggi popolari (che non significa di bassa qualità, anzi) in cui vive e abita l’85% della popolazione. Con un sistema di pagamento di canoni o mutui all’avanguardia. E non solo i canoni. Basti pensare, tanto per capire di cosa si parla quando si parla di edilizia popolare a Singapore, al caso di Punggol, esempio di edilizia popolare grenn. Qui un interro plesso in cui gli edifici hanno i tetti completamente coperti da piante che consentono risparmio energetico, pareti bianche per respingere i raggi solari, sistemi di produzione energetica dal vento e sistemi di riciclaggio dei rifiuti.

E chi paga il 7% in più che questi appartamenti costano? Lo Stato.

Articolo visualizzato 364 volte
Condividi questa notizia con i tuoi amici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *