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Disoccupazione giovanile: secondo qualcuno è un falso problema

Mentre da tutte le parti si parla della drammaticità del fenomeno della disoccupazione giovanile in Europa, ecco un articolo che propone una visione ben diversa del problema.

lavoro giovaniIl nostro lavoro di redazione è fatto anche di ricerche su web o su carta. Questo per cercare di dare un’informazione quanto più ampia possibile su un argomento come quello del lavoro. Argomento fatto spesso di opinioni contrastanti, dati che si contraddicono, numeri che, presi in sé, possono voler dire tutto e il contrario di tutto. In quest’ottica noi proponiamo le notizie che pensiamo possano essere interessanti, anche per provocare reazioni e discussioni.

E proprio facendo il nostro lavoro di ricerca ci siamo imbattuti in un articolo di pochissime settimane fa, a firma di Daniel Gros e pubblicato su Il Sole 24 ORE. Ebbene, secondo questo articolo se ne potrebbe trarre la conclusione che la disoccupazione giovanile secondo qualcuno non esiste. Ma andiamo con ordine.

L’articolo vuole mettere in luce come, probabilmente, alcuni dati sulla disoccupazione giovanile in Europa siano volutamente fuorvianti per giustificare un certo attivismo della politica, per far credere che stiano facendo qualcosa di concreto. In realtà, sempre secondo l’articolo, quello che viene presentato come un vero allarme socio-economico, non sarebbe un problema distinto dall’economia in genere e quindi non richiederebbe “trattamenti speciali”.

Intanto si mette in evidenza come, solitamente, quando si parla di disoccupazione giovanile si usi fare riferimento a dati che comprendono la fascia d’età 15-24 anni. Questo è il primo problema visto che questo gruppo è a sua volta composto da ragazzi tra i 15 e i 19 anni che per la maggior parte, anche in condizioni normali, vanno ancora a scuola o sono comunque privi (per forza di cose) di una preparazione professionale specifica. La qual cosa rende difficile trovare un lavoro anche in un clima economico particolarmente positivo (figuriamoci oggi).

Un altro aspetto su cui l’articolo presenta motivi di perplessità riguarda il fatto che i dati sulla disoccupazione giovanile vengono stilati tenendo conto di coloro che partecipano al mercato del lavoro stesso. Però il problema sarebbe che tra gli adolescenti, coloro che partecipano effettivamente al mercato del lavoro sarebbero solo il 10% nell’intera Europa. Gli unici paesi in cui questa percentuale si laza sono Inghilterra e Paesi bassi in cui, culturalmente, c’è l’abitudine di cercarsi un lavoretto già nel periodo degli studi.

L’articolo in questione prosegue sostenendo dunque che gli stessi esperti della materia considerino impreciso il tasso di disoccupazione usato come indicatore. Magia dei numeri: effettivamente parlare di un tasso di disoccupazione del 50% non significa che il 50% della popolazione sia effettivamente disoccupato. Quindi, sostengono gli esperti, le cifre cambierebbero di molto se anziché parlare di tasso di disoccupazione si parlasse delle percentuale dei disoccupati rispetto alla popolazione di riferimento. Secondo questa impostazione matematica, per esempio, calerebbe di molto anche un dato riguardante uno dei paesi messi peggio in Europa e cioè la Grecia: qui solo il 9% degli adolescenti farebbe parte attiva del mercato del lavoro e due terzi di questa percentuale non riesce a trovare impiego. Quindi il rapporto di disoccupazione degli adolescenti greci scende a circa il 6%. La domanda sottesa all’articolo è quindi quella del perché le autorità non diffondono i dati reali che sarebbero meno drammatici di quello che sembra? Voi cosa ne pensate?

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