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Cosa succede al lavoro in Europa?

A leggere questi dati sembra esserci una situazione fatta di contraddizioni e spinte contrastanti: un esempio su tutti la Francia, paese in cui i numerosi tagli previsti vanno di pari passo con le previsioni di creazioni di posti di lavoro

lavoro europaDove si assume? Dove si licenzia? Dove si ristruttura? In questi mesi queste sembrano essere le domande più frequenti che si pone chi, a vario titolo, si occupa di lavoro o il lavoro lo sta cercando. Se è innegabile che vi siano alcuni paesi che hanno resistito meglio di altri allo tsunami della crisi economica, è altrettanto innegabile che tutto il vecchio continente sia stato investito da una una fase di forte difficoltà economica e occupazionale. Del resto le nostre economie sono ormai, per fisiologica struttura, legate l’una all’altra ed è per questo utopistico pensare che vi sia un paese totalmente immune dalle difficoltà. Proprio per questo la domanda del titolo, e cioè cosa succede al lavoro in Europa, non è un vuoto esercizio statistico.

La curiosità è generale, come dimostra anche un articolo pubblicato dal sito miojob, che riporta alcuni interessanti dati. Ciò che emerge è una situazione che, per certi aspetti, si potrebbe definire schizofrenica. Un esempio su tutti: nel primo trimestre del 2013 il paese in cui si è maggiormente parlato di tagli è la Francia che, però, è anche il paese in cui si registra il maggior numero di nuovi posti di lavoro. Entrando un po’ più nel dettaglio ciò che emerge dallo studio dell’European Restructuring Monitor è un programma di ristrutturazioni (chiamiamole così) non solo in Spagna (cosa che non sorprende neanche più) ma anche in Gran Bretagna e, seppure in misura minore, anche in Germania. Sempre secondo lo studio e l’articolo in questione, gli annunci di riduzione di posti di lavoro in Europa, nel primo trimestre del 2013, ha riguardato più di 100.000 unità.

Come dicevamo si tratta di una situazione complessa ed estremamente strutturata che vede annunci di riduzioni ma contemporanei annunci di nuovi posti di lavoro all’interno dello stesso paese: in Gran Bretagna, per esempio, a fronte dei tagli, sono comunque stati creati oltre 5000 nuovi posti in tre mesi.

Quali sono i settori che soffrono di più? In assoluto quello manifatturiero in cui i tagli annunciati sono quasi 38.000; sorprendentemente cospicui anche i tagli annunciati in settori come quelli finanziari e assicurativi che si pensava fossero, per ora, meno esposti alle intemperie.

Tra le imprese più in difficoltà la francese Renault e la Commerzbank tedesca; tra quelle con i maggiori piani di espansione la McDonald’s che, solo in Italia assumerà oltre 3000 persone; la tedesca Audi e la danese Maersk Drilling.

Insomma, sembra davvero impossibile trovare una situazione che si a uniforme, totalmente negativa o totalmente positiva. Ciò dimostra come il mercato del lavoro sia fatto anche di casi singoli oltre che di politiche economiche nazionali. È proprio questo a dare vita a situazioni che sembrano contraddirsi: come emerge dalle offerte di lavoro disponibili attualmente in Europa secondo Eures: oltre la metà continuano ad essere tra Germania e Inghilterra; 60000 nonostante tutto in Francia; diverse migliaia tra Olanda, Polonia, Finlandia e Repubblica Ceca.

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