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Come si lavora in Giappone

Ecco la dimostrazione di come non basti sapere quale sia la percentuale degli occupati di un paese

Situazione in peggioramento

Che il Giappone sia un paese in cui si lavora tantissimo è cosa risaputa. Tanto da essere ormai diventato quasi uno stereotipo. Ma come si lavora in Giappone è qualcosa che si avvicina molto ad una sorta di macelleria professionale. A ciò che già si sapeva si è aggiunto ora un video che riprende le immagini di una curiosa premiazione annuale: quella delle peggiori aziende dal punto di vista del rispetto dei diritti dei lavoratori. E non si salva praticamente nessuna tipologia. A dimostrazione che non c’è un settore in particolare da far lavorare fino a morire i propri dipendenti ma è una situazione trasversale. E l’espressione “lavorare fino a morire” è da intendersi, purtroppo, in maniera letterale.

Come si lavora in Giappone si potrebbe riassumere in poche parole: sempre peggio. Straordinari non pagati, ore di lavoro eccessive, abusi e, appunto, molti casi di morte legate alle condizioni lavorative. Per questo dicevamo che bisogna non fermarsi ai dati sulla disoccupazione. Perché se il Giappone ha oltre il 70% della popolazione lavorativamente attiva ha anche grossi problemi in questo senso.

Precarietà

A partire dalla precarietà, divenuta quasi la norma, anche se se ne parla poco, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000. Una precarietà che ha cominciato a rendere ancora più “fragili” molti lavoratori costretti non solo a forme contrattuali che dire a tempo determinato è dire poco, ma anche costretti ad accettare orari massacranti, straordinari non pagati pur di non venire licenziati. In Giappone il licenziamento è ancora considerato un’onta terribile oltre che una macchia professionale che, spesso, può addirittura rendere impossibile trovare un nuovo impiego.

Alcuni dati

I dati parlano chiaro: nel corso di un trentennio o poco più sono addirittura raddoppiati i lavoratori che lavorano ben più di 10 ore al giorno. Attualmente questi stakanovisti non per scelta sarebbero addirittura il 40% della forza lavoro giapponese. Secondo molti studiosi questo si deve imputare ad una mentalità ancora molto radicata nel mondo del lavoro nipponico che non riesce a slegare la serietà professionale dalla presenza fisica sul luogo di lavoro. Un sondaggio governativo, molto eloquente in tal senso, mette in luce un dato agghiacciante: il 50% dei manager interpellati considera che un dipendente, per essere considerato un lavoratore che si impegna davvero, deve lavorare almeno 12 ore al giorno.

Oltre a ciò, altri studi mettono in luce come il 40% dei lavoratori nipponici ha qualcosa come almeno 16 ore di straordinari non pagati. E è in preoccupante aumento il fenomeno chiamato “karoshi” cioè di morte per motivi legati all’eccessivo lavoro. Fonte Linkiesta

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