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Come la politica incide sul lavoro

Un sito che si occupa di lavoro all'estero non può, talvolta, mettere l'attenzione su come la politica incida sul mondo del lavoro. Le sanzioni alla Russia ne sono una dimostrazione

Dietro i colossi ci sono persone che lavorano
Forse solo la distrazione o l’ingenuità possono portare a pensare che le vicende geopolitiche mondiali non siano di interesse quando si parla di lavoro; anche di lavoro all’estero. In questo caso, solo per fare un esempio, basta fermarsi a riflettere su quanto impattino le sanzioni che USA e UE hanno imposto alla Russia, per la crisi ucraina, non solo sull’economia su vasta scala, ma anche su lavoro ed occupazione. Basti dire che vi sono colossi come Adidas, Volkswagen o MasterCard che stanno registrando grossi problemi di business e profitti proprio per queste sanzioni. E non è difficile prevedere che, come sempre accade, a farne le spese siano, o rischino di essere, le persone che in questi colossi ci lavorano.

Il caso Adidas
Interessante, da questo punto di vista, il caso Adidas, come riportato pochi giorni fa dall’Huffington Post. Stiamo parlando di quello che, nel campo degli articoli sportivi, è il secondo gruppo al mondo. Qui è bastato dare l’annuncio che, a causa di queste sanzioni, l’utile previsto è stato ridotto da 930 milioni di euro a 650 milioni, per far scendere le azioni del 16%. E quella che può sembrare solo una delle ennesime interpretazioni di finanza speculativa diviene, all’atto pratico, una prospettiva che si abbatte sul lavoro di molte persone: infatti il gruppo tedesco ha deciso di chiudere moltissimi dei suoi 1000 punti vendita in Russia. Posti di lavoro che se ne vanno dunque.

Meno macchine
Idem per la Volkswagen che, per la svalutazione del rublo conseguente alla crisi in Ucraina ha visto le sue vendite in Russia ridursi dell’8% nel primo semestre di questo 2014. E anche in questo caso è prevedibile che la difesa degli utili prevarrà sulla difesa dei posti di lavoro che, inevitabilmente, da qualche parte verranno tagliati.

Tremano anche Visa e MasterCard
E gli USA, tra i più decisi a voler applicare sanzioni economiche e commerciali alla Russia, stanno mettendo in allarme proprio due colossi americani: Visa e MasterCard. Secondo molti analisti questi due gruppi si stanno organizzando in vista di quelle che saranno delle imponenti restrizioni all’operatività delle loro carte di credito su un mercato come quello russo. E anche nel loro caso le previsioni di profitti sono state immediatamente riviste al ribasso. Ma anche la Bank of America sembra aver addirittura ridotto del 50% la sua esposizione sul territorio russo; con facilmente immaginabili scenari su crediti e investimenti.

Industrie occidentali in allarme
Ma non sono solo questi i marchi che stanno facendo già registrare perdite e cali. È infatti il caso di Siemens, Metro e Shell. Quest’ultimo gruppo ha cominciato a risentire delle sanzioni che, colpendo il settore energetico russo, colpiscono i gruppi petroliferi occidentali. Nello specifico della Shell essa ha interrotto attività e lavoro nei suoi impianti nell’est dell’Ucraina. Sul piede di guerra anche la francese Total

Insomma solo una serie di esempi per ricordare come sia sempre bene tenersi informati anche su avvenimenti politici che, solo apparentemente, sembrano lontani dall’area di interesse di un sito come il nostro.

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