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Colloqui di lavoro: quanto tempo si ha per convincere

Non si hanno neanche dieci minuti. Almeno questo è quello che sembra accadere in Italia. Velocità e sintesi sembrano sempre più fondamentali

Meno di dieci minuti per decidere
È quanto emerso da un’indagine fatta dalla sezione italiana di Robert Half, una grande società di selezione del personale, e riportata da Miojob. In realtà il tempo è molto meno perché circa la metà dei selezionatori sostiene di farsi un idea del candidato in 300 secondi. Più esattamente sarebbero 5 minuti per la lettura del curriculum e addirittura dai tre ai nove minuti per il colloquio. I selezionatori italiani (almeno i cento che sono stati interpellati per questa ricerca) si dividono tra un 44% che sostiene che bastino 5 minuti per capire chi si ha di fronte e un 63% che sostiene di non cambiare mai questa idea o di farlo molto, molto raramente.

Alcuni criteri
Secondo l’articolo riportato anche il tempo di una collaborazione ha la sua importanza nella valutazione di un curriculum. Se si è collaborato per quattro anni questo fattore sembra avere un valore maggiore rispetto a chi vanta una collaborazione magari di soli due anni. Questo perché alcuni selezionatori ritengono che due anni non siano un periodo di tempo sufficiente per poter dimostrare di aver seguito un progetto d’impresa in maniera completa. Anche se, pare, questo criterio un po’ sta cambiando anche in conseguenza delle oscillazioni e delle turbolenze del mercato del lavoro negli ultimi anni.

Non solo esperienza professionale
Secondo questa ricerca sono molto importanti, oltre alle effettive esperienze professionali, anche quelle che nell’articolo citato sono chiamate “abilità accessorie” tra cui, in particolare, vengono considerate le conoscenze delle lingue straniere e l’uso dei diversi sistemi informatici. E ciò che conta per chi ha già un’esperienza lavorativa è la lettera di presentazione, vero elemento di forza che può fare la differenza. Per chi invece è appena laureato il consiglio è quello di enfatizzare la tesi di laurea ma sempre in modo sintetico; mai più di una sola pagine. Insomma quello che emerge è un quadro in cui la velocità e la sintesi sembrano farla da padroni. Insomma sembra davvero che, almeno per i selezionatori italiani, valga una regola molto in voga anche nel settore della comunicazione: non avrete mai una seconda possibilità per far andare bene la prima. Voi cosa ne pensate?

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