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Brexit e settore della ristorazione

Brexit e settore della ristorazione. Un binomio sotto la lente di ingrandimento per un settore di grande interesse per molti espatriati italiani a Londra

Qualcuno è molto preoccupato

Brexit e settore della ristorazione. Quali potrebbero essere le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa su un settore a forte occupazione straniera. Qualcuno lancia un vero e proprio grido d’allarme come la più importante catena di caffetterie quale Pret a Manger. A farsi portavoce delle preoccupazioni che la Brexit potrebbe avere sul settore della ristorazione la signora Wareham che della catena è proprio la direttrice delle risorse umane.

La sua preoccupazione è molto pragmatica e legata alle cifre. Che, nel caso dell’azienda per cui lavora, parlano chiaro: su 50 domande per lavorare nella caffetteria solo una appartiene a cittadini britannici. Insomma solo uno su cinquanta si propone per fare il lavoro di cameriere o di barista all’interno della catena. Certo è solo un esempio ma paradigmatico di tutto un settore che, come sappiamo, rappresenta un importante segmento del mercato del lavoro londinese.

Un’azienda multietnica

Brexit e settore della ristorazione sono un tema che interessa molto la catena Pret a Manger, ma non solo. Chiaro che questa catena si senta particolarmente preoccupata dal momento che, sono ancora i numeri a parlare, la sua forza lavoro è costituita da persone di 110 diverse nazionalità. E oltre il 65% di tale forza lavoro proviene da altri stati europei. Nonostante la società sia di proprietà britannica, se dovesse lavorare solo con dipendenti britannici sarebbe probabilmente costretta a chiudere. E la questione è qualcosa che interessa molte altre aziende tra cui veri e propri colossi come Starbucks.

Stipendi bassi? Solo una scusa

Come spesso accade c’è chi cerca di minimizzare la questione o di farne, subdolamente, qualcosa di velatamente classista. Infatti molti sostengono che a suscitare un così scarso interesse nei cittadini britannici siano, non tanto le tipologie di lavoro ma gli stipendi bassi, troppo bassi per vivere in una città come Londra. Come se il problema non fosse lo stesso anche per i lavoratori stranieri. In ogni caso la catena Pret a Manger si è affrettata a dire che, al suo interno, i dipendenti possono usufruire di molti bonus e di buone possibilità di crescita. Andando così a guadagnare molto di più di quei 19mila euro annui che sono lo stipendio base per questi lavori. Chi arriva a dirigere un caffè, e spesso è uno straniero ad occupare quel posto, può arrivare a guadagnare circa 50mila euro l’anno.

Ma non sarebbe solo il settore della ristorazione a risentire della Brexit in un futuro molto prossimo. Un po’ come accadde dopo il referendum in Svizzera sulla chiusura delle frontiere. Il risultato popolare, cavalcato da una certa politica, fu subito criticato da molti imprenditori che, dovendo lavorare, hanno messo in luce la criticità di certe scelte e la pericolosa demagogia che si “nasconde” dietro di esse.

Fonte miojob

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