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Brasile: le contraddizioni di questo paese

Un grande paese diventato, negli anni scorsi, sinonimo di crescita economica. Ma le contraddizioni in cui si dibatte restano molte e le difficoltà non poche. Tanto che qualcuno addirittura vocifera che le Olimpiadi del 2016 dovranno essere affidate di nuovo a Londra

Mondiali di calcio 2014
Sono in molti quelli che si chiedono (dentro e fuori dal paese) se quella che doveva essere, non solo un vetrina mondiale, ma anche una ulteriore spinta economica per il Brasile, non rischi in realtà di diventare un boomerang a livello di immagine. Con l’approssimarsi dell’evento sportivo sembrano aumentare le analisi critiche rispetto alla reale tenuta del paese. Come se l’attenzione concentrata sul Brasile avesse messo in luce le contraddizioni di questo immenso paese.

Le manifestazioni dello scorso giugno
Una piccola crepa nell’immagine idilliaca di paese emergente si è creata già un anno fa, in occasione delle imponenti manifestazioni di piazza che videro oltre un milione di brasiliani protestare per molte cose. Se è vero che la goccia che fece traboccare il vaso fu l’aumento sconsiderato dei prezzi dei trasporti pubblici, è altrettanto vero che poi il malcontento si è allargato un pò a tutta la gestione politica del paese. Fu allora che moltissimi brasiliani cominciarono a mettere sotto giudizio proprio i Mondiali di Calcio 2014: evento per cui sono stati effettuati titanici investimenti che, però, non avrebbero portato un reale beneficio per la maggior parte della popolazione. Sembra davvero che questo evento sportivo abbia cominciato a funzionare come lente di ingrandimento, sotto la quale sono apparse evidenti grandi contraddizioni e problemi quali corruzione e sprechi.

Quali le cause delle proteste
Manifestazioni e malcontento che hanno spinto anche molti analisti a chiedersi da cosa nascessero, se davvero alcuni parametri macroeconomici indicano uno stato di salute del Brasile decisamente invidiabile: disoccupazione mai così bassa, aumento costante del PIL, generalizzato miglioramento dei livelli salariali. È innegabile che le politiche progressiste di Lula prima e della Rousseff poi abbiano portato enormi benefici al Brasile, sia dal punto di vista economico sia da quello sociale. Il punto è che, in un paese così grande, con dati di partenza di sviluppo economico decisamente bassi, le riforme che si sono succedute negli ultimi anni non potevano non avere ripercussioni. È quasi fisiologico.

Restare all’altezza del successo
Sembra dunque, anche se può sembrare quasi senza senso, che alcune delle cause di questo malcontento, siano da individuare proprio nell’incredibile crescita del paese e nel suo turbinoso sviluppo. In sostanza è come se l’ondata di riforme e migliorie economiche e sociali avesse generato speranze e aspettative sempre crescenti e, per questo, sempre più difficilmente gestibili e realizzabili. È indubbio che per molti brasiliani le condizioni di vita siano molto migliorate ma è indubbio anche come tutto ciò abbia messo in luce ancora di più, squilibri e differenze. Senza contare che è proprio quando si attraversano questi momenti di sviluppo che diventano ancora più evidenti fenomeni come la corruzione e la disomogeneità dello sviluppo, molto alto in alcune zone, quasi inesistente in altre. Per non parlare della questione degli squilibri salariali che è proprio in fasi di crescita che diventano intollerabili.

Inversione di tendenza
Una realtà sfaccettata dunque, in cui le contraddizioni sembrano essere quasi strutturali. Per quanto aleatori anche i numeri, la cui incidenza dipende spesso da come vengono letti, resta confermato uno stop nell’economia del paese; stop che qualcuno ha già definito recessione dal momento che, negli ultimi mesi dello scorso anno e nei primi di questo 2014, il PIL ha fatto registrare una contrazione, seppur minima. Dato che forse appare evidente solo perché fa seguito a una serie positiva che forse aveva abituato troppo bene il paese. Ora si tratta di capire cosa ci sia di momentaneo in questo e cosa possa ricondursi a problemi strutturali quali una non brillantissima situazione industriale e un calo dei consumi interni.

Gli aspetti più problematici sembrano riguardare alcuni fattori in particolare:
– infrastrutture non ancora sufficientemente sviluppate
– bassa produttività
– mercato ancora troppo orientato al protezionismo.

Elementi che contribuiscono ancora troppo a rendere poco competitivo il sistema Brasile. Ma, siccome da tutte le situazioni critiche, possono nascere le soluzioni migliori, possono proprio essere queste “debolezze” a fare ancora del Brasile un paese dalle potenzialità non ancora espresse e con ampi spazi per manodopera e professionisti stranieri.

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