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Anche la Danimarca stringe sui sussidi

Come altri paesi del nord Europa la Danimarca è famosa per il suo sistema sociale. Ma qualcosa sta cambiando

Una stretta generale
A dire il vero il fatto che la Danimarca stringa sui sussidi è qualcosa che si muove nel solco tracciato un po’ in tutta Europa. Sotto la pressione di una crescente mobilità sono molti i paesi che stanno introducendo alcuni cambiamenti nel loro sistema sociale o che minacciano di farlo. Inghilterra e Germania hanno introdotto modifiche grandi e piccole nel loro sistema. E qualcosa sta facendo anche la Danimarca. In pratica un po’ in tutta Europa si sta facendo strada l’idea che gli stranieri abbiano beneficiato troppo di alcune cose e che ora ci sia una sorta di “si salvi chi può” possibilmente prima i cittadini autoctoni.

Cosa deve fare l’Europa
Cè chi, come il ministro del lavoro danese, pensa che l’Europa sia un’enorme opportunità in termini di mobilità e libertà ma, dall’altra questa libera circolazione di merci e persone abbia finito col minare gli stati sociali interni dei singoli paesi membri. Secondo lui in pratica molte persone hanno abusato di tale libertà per muoversi non alla ricerca di migliori condizioni di lavoro ma di sussidi più vantaggiosi. Non molto lontano, le sue parole, da quella della Cancelliera tedesca che ha recentemente sostenuto di voler dare una stretta a chi pensa di fare “turismo sociale”. Ecco dunque che anche la Danimarca sembra volere introdurre regole più severe.

Dibattito non nuovo
In realtà questo tipo di considerazioni non sono nuovissime in Danimarca, paese che a differenza di quanto fanno molti siti che vendono fumo più che informazioni, ha da tempo alcune derive xenofobe. Allora cosa cambierà per gli stranieri che vivono e lavorano in Danimarca? Vediamo alcune delle novità principali. Prima di tutto si chiede che aumentino le lezioni di lingua danese. Poi gli stranieri dovranno recarsi più spesso di quanto avvenga oggi ai job center di competenza. Chi sarà coinvolto in questi cambiamenti? I cittadini stranieri che avranno lavorato per meno di dodici mesi nel corso degli ultimi tre anni.

Queste novità avrebbero però, per il governo, motivazioni strettamente economiche e di contabilità. Secondo quanto riportato da alcune fonti ufficiali, su 7000 stranieri che lo scorso anno hanno ricevuto parte di questi sussidi ben 1000 non starebbero neanche su suolo danese per la maggior parte dell’anno. A questi si aggiungerebbero ulteriori 5000 disoccupati a cui il governo paga l’indennità di disoccupazione. Numeri che minerebbero la capacità del sistema danese di reggere a lungo.

Il governo danese ci ha tenuto però a precisare che questi criteri hanno seguito rigorosi criteri di equità per non incorrere in sanzioni comunitarie. la UE infatti proibisce il ricorso a leggi e regolamenti che rappresentino un rischio di trattamenti discriminatori tra cittadini comunitari. Addirittura tali provvedimenti dovrebbero essere estesi anche ai cittadini danesi (tranne quello dell’obbligo di fare lezioni di lingua ovviamente).

Le nuove norme sono entrate in vigore ad ottobre e resteranno monitorate per un biennio per dare modo alle autorità di capire se e come funzionano.

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