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Anche la Commissione Australiana per i Diritti Umani è contro la nuova legge sulla cittadinanza

Continuano le polemiche su quelle che dovrebbero essere le nuove disposizioni governative. Ora anche la Commissione Australiana per i diritti Umani è contro la nuova legge sulla cittadinanza

Grave accusa

Non si placano le polemiche sulla proposta di legge che modifica le regole per la cittadinanza in Australia. Ora anche la Commissione Australiana per i Diritti Umani fa sentire la sua voce contro questo provvedimento. Provvedimento di cui il nostro sito aveva già parlato in un precedente articolo e che stanno mettendo in allarme molte persone che, in Australia, vorrebbero andare a vivere e lavorare, ma anche persone che già vivono e lavorano in questo paese. A far discutere, in modo particolare, alcuni provvedimenti legati ai criteri linguistici.

A tal proposito l’Australian Human Rights Commission fa sentire la sua voce sostenendo come, la proposta di legge così strutturata, abbia gli estremi per diventare una legge discriminatoria, che darebbe un brutto marchio alla generale politica di immigrazione.

Tale Commissione ha anche presentato un documento al Senato per dirsi contro la nuova legge sulla cittadinanza, mettendone in discussione, in particolare, due aspetti:

  • L’aumento dei tempi di attesa prima che gli stranieri immigrati nel paese possano fare richiesta di cittadinanza
  • Criteri di conoscenza dell’inglese.

In particolare quest’ultimo punto è quello che più preoccupa la Commissione dei Diritti Umani, secondo la quale questi nuovi criteri metterebbero i “nuovi aspiranti australiani” in serie difficoltà nel raggiungere, in dieci anni, quel livello di inglese che il Governo definisce “competente”.

Criteri discriminatori

La Commissione, in maniera provocatoria ma neanche tanto, ha inserito una considerazione decisamente pesante, a questo riguardo, anche nel documento presentato al Senato. In tale documento, infatti, la Commissione sostiene come molti degli stessi australiani non sarebbero in grado di superare i test di inglese che sarebbero proposti agli immigrati. Il punto critico, secondo la Commissione, è che il continuo innalzamento di tali criteri sarebbe non solo discriminatorio ma anche molto meno utile di quanto sarebbero invece programmi di insegnamento più organizzati.

L’altro punto, quello dei tempi di attesa, è altrettanto criticabile. Ricordiamo che passano da uno a quattro gli anni di residenza permanente prima di poter fare domanda di cittadinanza. Anche questo, secondo la commissione, sarebbe un provvedimento che introdurrebbe discutibili differenze tra immigrati ponendo l’accento su criteri che non riflettono il loro reale e fattivo contributo al paese.

La risposta del Governo australiano

Il Governo, a queste accuse, risponde che, al contrario, questo provvedimento in particolare, renderebbe più approfondito l’accertamento per valutare l’idoneità di chi richiede la cittadinanza. Oltre, sempre secondo il Governo, a rafforzare l’impianto generale e l’integrità dell’intero progetto. Ricordiamo che molti lavoratori stranieri, residenti in Australia, sono molto preoccupati da questo provvedimento perché lo vivono come una forma di incertezza per il loro progetto di vita e di lavoro. Vedono minacciata la continuità e la possibilità di fare progetti a lungo termine. In pratica la Commissione critica un provvedimento che comporterebbe che chi ha un permesso di residenza temporaneo rischi di dover aspettare più del doppio del tempo per chiedere la cittadinanza rispetto a chi ha un permesso di residenza permanente. Cioè si chiede se quattro anni di residenza temporanea non sia già abbastanza per richiedere la cittadinanza.

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