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A Berlino è guerra tra italiani

Soprattutto nella ristorazione, settore in cui lo sfruttamento non risparmia proprio nessuno

Una situazione generalizzata

A Berlino è guerra tra italiani. Ma, per certi aspetti, la situazione è un po’ simile ovunque. Capita spesso che, tra expat dello stesso paese, non vi sia la solidarietà che ci si aspetterebbe tra persone che arrivano dallo stesso paese. E questa cosa capita anche a Berlino. A dire il vero il settore della ristorazione, nel caso specifico oggetto della denuncia, è critico un po’ in tutto il mondo. I motivi sono molti. Il principale, sicuramente, è dato dal fatto che la ristorazione è nella maggior parte dei casi, il settore in cui si buttano la maggior parte degli emigrati. Di qualunque nazionalità siano e in qualunque paesi approdino.

Un settore in cui, più che in altri, vi è una massiccia presenza di lavoro nero e lavoro a condizioni al limite della legalità. È il settore in cui vi è la possibilità di fare qualche lavoro anche senza conoscere la lingua del posto in cui si arriva. E, se per qualcuno è solo il primo passo, non sono pochi quelli che rimangono a lungo invischiati in questa giungla.

Ma perché parliamo di guerra tra italiani a Berlino? Perché riportiamo quanto abbiamo letto in un articolo pubblicato sulla testata giornalistica Il Kim. L’articolo parte da un messaggio pubblicato su un gruppo social composto da italiani a Berlino appunto. In tale messaggio si faceva il nome di un ristorante italiano in cui a orari di lavoro lunghissimi si aggiungevano paghe da fame e cibo di indubbia provenienza.

L’antefatto

Questo è ciò da cui è partito tutto. Anche perché, a fare particolarmente rumore, è il fatto che, pare, i peggiori datori di lavoro per i ragazzi italiani, siano proprio italiani. A dire il vero qualcosa era già emerso in maniera rumorosa in occasione di un concerto tenuto in uno storico locale di Kreuzber. A esibirsi due gruppi musicali famosi anche per le loro idee politiche: i 99 Posse e la Banda Bassotti. Prima del concerto però scoppia una polemica piuttosto animata. A farsene protagonisti alcuni ex lavoratori de “Due Forni” “Il Casolare” e “Il Ritrovo”, locali appartenenti ad una catena in cui le condizioni di lavoro sarebbero a dir poco pessime. Cosa volevano questi lavoratori? Che il concerto venisse boicottato in quanto organizzato da uno dei soci della suddetta catena. Le accuse nei confronti di questa impresa erano decisamente pesanti: dagli stipendi da fame, allo sfruttamento al lavoro nero.

Sebbene si poi stato dimostrato che l’organizzatore in questione non era più socio della catena sotto accusa, da li è partito tutto un tam tam e non poche discussioni su vari gruppi sui social. Certo a una legittima denuncia si sono accompagnate anche manifestazioni un pò becere, tanto per essere gentili. Tra italiani all’estero è spesso sottile il confine tra legittima indignazione e vuota frustrazione.

Uno dei ragazzi che ha denunciato le condizioni di lavoro al limite dello sfruttamento ha precisato che, certo non sono tutti così. Ma per vedere riconosciuto ciò che gli spettava è dovuto ricorrere all’aiuto di un sindacato tedesco. Secondo questo ragazzo il problema è che anche i datori di lavoro italiani onesti hanno sempre qualche pecca per quanto riguarda le retribuzioni.

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