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2014: che anno sarà per l’economia USA

Le previsioni lasciano sempre il tempo che trovano, tanto più che spesso dipendono dalla prospettiva da cui vengono fatte. Ma quella americana è un'economia importante per il mondo intero

La ripresa c’è ma l’occupazione resta un problema
Difficile districarsi tra i dati economici anche perché la loro interpretazione, spesso, non è libera da rivalità politiche. Democratici e repubblicani, come è ovvio che sia, enfatizzano reciprocamente ciò che sembra funzionare e ciò che funziona un po’ meno. Così c’è chi contrappone la ripresa dell’export ai dati non proprio rassicuranti sull’occupazione. I dati, resi pubblici due settimane fa, sembrano effettivamente mettere in luce un mercato del lavoro ancora debole: relativamente al dicembre 2013 i nuovi posti di lavoro sarebbero stati solo 74000 a fronte degli oltre 200000 che ci si aspettava. Vero che si prospetta un aumento del PIL, dei fatturati e dell’export ma, in effetti, difficile parlare di una vera e propria ripresa. La crisi scoppiata cinque anni fa è stata così grave e strutturale da richiedere ancora molto tempo.

Non è tutt’oro quello che luccica
Se è vero che il tasso di disoccupazione è leggermente sceso (dal 7% al 6,7%) non sono pochi gli analisti che danno a questo dato una lettura prudente. Tale disoccupazione sarebbe scesa solo perché è diminuito il numero di americani che cerca lavoro. In realtà la popolazione considerata in età da lavoro sarebbe aumentata di oltre 19 milioni. Però la disponibilità di posti di lavoro avrebbe avuto un incremento di solo mezzo milione. I calcoli sono un po’ complicati ma, considerando un arco temporale di 52 mesi, tenendo conto della vera forza lavoro, la effettiva percentuale di disoccupazione sarebbe attorno all’11%.

Il lavoro stenta
Fuori dai denti e a prescindere da spesso astrusi calcoli statistici, la conclusione è che negli USA il mercato del lavoro non è per nulla in ripresa. A dirlo anche la responsabile analisi economiche per l’area americana di Bnp Paribas. Secondo il New York Times la media dei posti di lavoro creati nel 2013 è esattamente uguale a quella del 2012. Molte sono le cause e non pochi (forse strumentalmente) mettono anche una presunta incapacità del Presidente Obama. Per molti la colpa sarebbe anche delle tecnologie che fanno ridurre il bisogno di manodopera tradizionale.

Le previsioni
Cosa si prospetta dunque per l’economia USA nel 2014? Secondo alcuni economisti, tra cui Brad DeLong di Berkley crescerà il PIL fino ai livelli pre-crisi ma la produzione americana non sembra dare segnali di ottimismo allo stesso livello. Quindi, se qualcuno vuole parlare di ripresa, lo deve fare aggiungendo il termine “debole”. Ed è inegabile che l’economia reale sia fatta di lavoro; fino a quando non migliora quel dato, per molti economisti è impossibile pensare che gli USA tornino ad essere una locomotiva economica. Per l’economista DeLong l’unico modo per consolarsi sarebbe quello di considerare l’andamento di Europa e Giappone, decisamente peggiore di quello americano. Ma in un mondo globalizzato, in cui un’economia è strettamente legata alle altre questa è una ben magra consolazione. Senza contare che sembrano entrare in crisi anche alcuni mercati emergenti (la Cina cresce meno del previsto) e l’Argentina sembra di nuovo sull’orlo del baratro.

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